Cuoredichina - Cuoredichina

Cuoredichina di Marco Lupoi

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The voice


  Vasco Rossi in Milan, 21-6-2007 
  Inserito originariamente da Marco40134

Se Vasco Rossi è un dio del Rock, se San Siro ne è il tempio, mi sono presentato alle porte del paradiso diciamo da non praticante: dopo aver passato mesi a lavorare ai Vasco Comics, cercando di distillare lo spirito vaschiano in 48 pagine a quattro colori, non potevo però esimermi dall’andare a vedere direttamente lui, la leggenda vivente del rock italico, da sottopalco, come ospite VIP all access. Vi confesso una cosa: era la prima volta che andavo a San Siro, la prima che partecipavo a un concerto rock di queste proporzioni (beh, a parte quella volta con i Cars a San Diego, nel 1984, in cui – lo giuro – dormii dall’inizio alla fine del concerto). Ed ero emozionato come un bambino, un poco scettico magari, confuso un pizzichino, e alla fine annichilito dallo spettacolo del pubblico: 72.000 persone, da tatuati e seminudi giovanissimi a biker sessantenni con il codino e il chiodo, tutti assolutamente adoranti e in deliquio. Quando Lui è arrivato sulla scena, con Basta Poco, è iniziato il delirio, e per due ore e mezza, come una macchina da guerra, Vasco è rimasto sul palco, a cantare, sorridere, giocare, con una forza e un’energia da lasciare sbalorditi. Stando sotto il palco, ironicamente, era come stare in una bolla, con il suono meno forte che in altri punti dello stadio, e una visuale distorta. Si doveva allungare un po’ il collo, per vederlo, ma il più delle volte, lo spettacolo era lì davanti, erano i corpi sudati e sorridenti, le mani alzate (di solito con un videofonino o una videocamera tesa al cielo, novelli accendini da terzo millennio), la voce che si univa al coro. Erano le oltre 70.000 persone che tappezzavano lo stadio, una scultura vivente, una cattedrale di carne, tutta nervi, tatuaggi, voce a squarciagola. E finito il concerto, nelle settimane successive, anche se pensavo che quella musica mi fosse scivolata addosso, mi sono trovato tante volte a canticchiare certi versi e certe parole come dei piccoli mantra: Siamo vivi. La vita è un brivido che vola via, tutto un’equilibrio sopra la follia. Siamo vivi. Siamo vivi.