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Cuoredichina di Marco Lupoi

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Lontano dall’autostrada


  Daniele Silvestri in Sogliano 
  Inserito originariamente da Marco40134

Avverto tutti preventivamente: questo post non sarà assolutamente, minimamente obiettivo. Perché lui mi piace. Molto. Oserei dire che è una delle poche, pochissime, personalità di cui mi confesso fan sfegatato, incondizionato, fino al midollo. Anzi, invito i responsabili di Nova100 all’ascolto di contattarlo per farlo diventare uno dei 100 blogger, in modo da poterlo incontrare a qualche evento mondano o promozionale collegato al sito. Non so poi cosa gli direi. Che le sue canzoni mi coinvolgono a un livello così profondo che ancora non lo capisco. Che nel passato ho ascoltato Salirò come un mantra nei momenti in cui pensavo, invece, "Ecco, sprofondo". Che i suoi concerti sono uno dei pochi posti in cui si può ancora alzare il pugno chiuso al cielo senza imbarazzi.
Insomma, sono un fan di Daniele Silvestri, e ieri sera sono stato a vedere il suo concerto a Sogliano al Rubicone, uscita dell’A14 di Rimini Nord, sulle colline, la patria del formaggio di fossa, al confine tra il vento e la sete, dove l’autostrada non si vede neppure. C’era poca gente, data la location, invero remota, ma Daniele non si è risparmiato e ha suonato e cantato per due ore e mezza, come fossimo a San Siro o all’Olimpico. Era una sorta di concerto per pochi intimi, non più di 200-300 persone, un chiosco di piadine, uno di birra, una piazza  di quelle romagnole, un pizzico di tradizione e un resto di architettura fascista, ma sul lato un palco delle grandi occasioni, un gioco di luci continue, e lui, soprattutto lui. Con la coda di cavallo e la T-shirt, per il grosso delle canzoni del suo nuovo album, seguite da un’immersione nel suo mood più rock, attingendo da Il Dado a piene mani, ma senza dimenticare Uno Due (con L’Autostrada tutta riarrangiata) e persino Kunta Kinte; poi brevemente con i capelli sciolti, la camicia bianca e la cravatta per tre hits come Salirò, Gino e l’Alfetta, E manifesto. Infine di nuovo nel look originale, per i bis, la chiusura con Cohiba e la jam session alla batteria che – mi si dice – conclude tutti i suoi concerti.

E io, che ai concerti non ci vado praticamente mai (ma questo è il terzo in un mese), con un sorriso da guancia a guancia, a cantare le canzoni più o meno a squarciagola, guardandomi attorno e riconoscendo attorno a me il pubblico vero di Daniele; noi degli anni ’60 e non solo che non siamo né fighetti né ribelli on-the-road con la cresta, né punk né sdolcinati romantici, né fricchettoni né nerd. Noi che siamo perennemente schiacciati tra le generazioni, seduti sopra il ciglio di un vulcano,  che contiamo le cose che abbiamo in comune, con la sabbia nei sandali, che aspettiamo che arrivi l’estate, e che ricordiamo l’odore del pane alle olive, le rose di un giardino.

Commenti

Bhe, la cornice di Sogliano la conosco bene anke perche non e molto lontano da casa mia.. Si vede che quella frizzante aria di montagna mista a formaggio di fossa ha un effetto magico per i musicisti, l anno scorso , sempre in questo periodo , ho visto Vinicio Capossela, li in piazza , ed e stato il concerto piu bello che ho visto di Vinicio in questi anni...3 ore di concerto favoloso.. Vedo che anke questa volta l aria di Sogliano non ha tradito.. Denis
Anche io sono una grande fan di Silvestri. Prima o poi, da intervistare....
Io sono andato martedì scorso (17) al suo concerto "collettivo" intermittenze (sponsorizzato dall'Enel...che vogliano avvisarci di futuri blackout? Bho), ed è stato il suo secondo concerto che vedevo...stupendo...anche se non è durato due ore e mezzo ma meno non importa, concordo con le tue parole fino all'ultima...ok, non proprio con tutte, io non sono uno degli anni '60 :) ciao
Ciao Marco, ho trovato la pagina per caso, perché Luca Boschi mi ha appena dato l'indirizzo della sua. Che ne pensi di "Mi Interessa"? È la canzone di Daniele Silvestri che mi piace di più (tra quelle che ho sentito).