In the beginning - 6
Quando nel settembre 1979 entro per la prima volta nei corridoi della scuola superiore, il Liceo Ginnasio Galvani, uno dei “classici” più blasonati d’Italia, compio un vero e proprio “salto quantico” esistenziale. Se fino a quel momento ero rimasto in un’orbita molto controllata, in cui ogni scelta e mossa era sottoposta all’approvazione familiare, vengo subito immerso in un altro ambiente, molto più grande, esteso, conflittuale (anche se gli anni della contestazione sono lontanissimi, e il Galvani è una sorta di balena bianca dove tutto si stinge di un certo placido perbenismo, equilateralmente di destra e/o di sinistra). Il mondo delle medie viene rapidamente accantonato, e iniziano tutta una serie di amicizie e relazioni che in una certa misura continuano anche oggi, a oltre un quarto di secolo di distanza. Se già prima del liceo avevo sbrigliato i miei interessi fumettistici, dal 79/80 in poi inizio a muovermi a 360 gradi come consumatore di letteratura disegnata; anche perché la libertà di movimento che ho conquistato mi permette di passare quasi tutti i sabato pomeriggio in giro per la città, passando al setaccio i cinque-sei rivenditori di albi usati, spesso in compagnia di amici e “complici” della mia passione a fumetti. Ovviamente continuo a seguire gli albi Marvel Corno, arrivando a concludere al 100% la raccolta di tutti gli albi mai pubblicati da questa accoppiata editoriale (è d’aiuto una mega svendita a 50 lire al pezzo che mi permette di completare la serie di THOR). Seguo il Superman Cenisio e mi procuro un bel po’ di albi DC precedenti (Mondadori e Williams). Completo la raccolta di Eureka, e inizio e completo anche quella di Linus, che sono ora in grado di apprezzare molto più di quando ero bambino. Linus ed Eureka portano in dote la passione per autori che sono ancora oggi dei punti di riferimento indispensabili: Eisner, con il suo Spirit, Crepax e Valentina, Dick Tracy di Chester Gould, il Jeff Hawke di Sidney Jordan, Hugo Pratt e Corto Maltese. Mentre mio fratello si dedica con la stessa passione alla produzione Bonelli, l’unico punto di contatto con lui in questo settore è il comune interesse per Ken Parker, scoperto dopo aver ascoltato una trasmissione radiofonica sulla serie di Berardi e Milazzo. La testata viene collezionata a quattro mani, unico esempio di comproprietà tra due fratelli per altri versi assolutamente territoriali.
A livello macro, gli anni del liceo – 1979/1984 - sono di grande passaggio per l’editoria a fumetti italiana. La nascita delle TV private e il moltiplicarsi dell’offerta di intrattenimento televisivo per ragazzi e adolescenti hanno un impatto forte sul pubblico, e inizia una curva di caduta del mercato che praticamente non è mai terminata da allora, complice anche il calo demografico che inizia a farsi sentire. I fumetti Marvel/Corno entrano nella fase finale della loro vita, conclusasi proprio nel 1984, a poche settimane dal mio esame di maturità. Gli ultimi anni vedono un crollo verticale della qualità degli albi (grafica, lettering, traduzioni, attenzione alla programmazione editoriale), nonché la chiusura praticamente di tutte le testate, una dopo l’altra). A causa anche della progressiva caduta di livello del prodotto USA, gli albi Marvel conoscono in Italia il nadir della popolarità. Diventano un prodotto per pochi aficionados, e la Corno si gioca in pochissimo il retaggio di popolarità di Supergulp del decennio precedente. I fumetti che “fanno tendenza” e che sembrano imporsi sul mercato sono quelli delle riviste: a parte Eureka, Linus e il Mago, è il momento di Alter Alter, 1984, Totem, Frigidaire, Cannibale, Metal Hurlant, Orient Express, e per finire – un poco più tardi - L’Eternauta, Comic Art, Corto Maltese. Il meglio del fumetto europeo (francese soprattutto, ma anche italiano, con l’immortale Pazienza, e poi Pratt, Micheluzzi, Magnus, l’avvento di Giardino). Io le riviste le compro, non tutte e non sempre, ma le seguo. Frigidaire mi piace, mi turba, ho solo 15 anni e quindi alcuni dei suoi aspetti più trasgressivi mi sono oscuri, ma riconosco il genio di Pazienza, quello di Scozzari. Compro i pochi numeri di Metal Hurlant (che pubblica anche una mia lettera in cui confesso il mio amore per le lenticchie e le patatine fritte). Alter ovviamente lo colleziono tutto, dal primo all’ultimo numero.
Dei francesi mi piace Cazà, Didier Comès, Moebius ovviamente, a tratti persino Druillet. La Bretcher e
L’unico americano che sembra avere diritto di cittadinanza in quell’ambito è Corben, che adesso disegna per la Marvel, ma all’epoca si dedicava a Denn e alla sua incontinente genitalità. E’ strano pensare a come sia stato effimero quel momento, solo una manciata di anni, in cui il fumetto d’autore era in edicola con tante testate, con raccolte, libri. Non riesco a non pensare che se dietro a quella fase ci fossero state delle case editrici “forti”, e non delle realtà imprenditoriali di piccola-media grandezza, forse oggi il nostro panorama editoriale non sarebbe molto diverso da quello francese. Certo, c’era la Mondadori con il Mago, e Milano Libri-Rizzoli con Linus-Alter-Corto, ma la prima non riuscì mai a ritagliarsi un suo spazio vero, e la seconda… beh, lo sappiamo tutti come è finita.
What if a parte, ecco cosa leggevo ai tempi del liceo… negli anni che mi videro passare da semplice lettore a fanzinaro, come scoprirete nella prossima puntata.
6- continua
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