In the beginning - 8
Le cose andarono così. Era l'inizio del 1982. Facevo il terzo anno delle superiori (la "prima liceo classico"). Mi ero fatto eleggere rappresentante d'istituto, grazie al "Gruppo di sinistra", lista scolastica che con un bel po' di anni di anticipo aveva previsto la Cosa Rossa, l'Ulivo, il Compromesso Storico e il Partito Democratico. Avevo quindi "preso su" un bel po' di quell'intraprendenza che mi mancava all'inizio del liceo. Conoscevo una ragazza, che conosceva un ragazzo, che conosceva Andrea Plazzi di Fumo di China. Gli chiesi di intercedere, di farmi conoscere il mitico A.P.
E la cosa non era difficile, dato che Andrea, per una di quelle incredibili coincidenze del destino, abitava nel palazzo davanti al mio: dalle finestre del mio salotto, si vedevano quelle delle scale del suo edificio. Così mi fu dato il suo numero, e lo chiamai, con il cuore alla gola, dicendo che mi sarebbe piaciuto collaborare a Fumo. Fu molto gentile, mi invitò subito a casa sua, non so se per quella stessa sera o quella dopo. L'appuntamento era alle 22.00 o alle 23.00: era - credo - la prima volta nella mia vita che uscivo da solo a un orario del genere. Ma era facile. Bastava uscire dal palazzo, fare venti metri, suonare al suo campanello. Ricordo ancora quanto era buia la notte, che forse aveva piovuto da poco, la consistenza del portone, il salire le scale, l'odore del palazzo, di vecchia Bologna, l'accoglienza in questa casa estranea, ma familiare, piena di fumetti. Ricordo Andrea, accogliente, gentilissimo, così diverso da tutto quello che mi ero immaginato, la serata passata a parlare di Fumo di China, di come si faceva, della sua storia. Ricordo di avere parlato di fumetti, di Kirby, Eisner, Kubert. Ricordo che ne uscii con una pila di albi in mano (Kamandi, FOOM, a prestito) e con il primo incarico per Fumo di China: la recensione di Vita su Un altro Pianeta, una delle prime "graphic novel" originali di Eisner, che avevo letto in edizione usa sullo Spirit Magazine e che stava uscendo in traduzione italiana su Eureka. Mi sarebbe piaciuto parlare di Marvel, ma all'epoca "i super eroi non interessavano". Era la loro ora più buia, almeno da noi, e i temi da trattare dovevano essere altri. Ricordo che Andrea mi diede un solo consiglio "Non scrivere come se stessi facendo un tema in classe", e ancora oggi è un concetto che mi accompagna ogni volta che metto mano a un testo, assieme a un altro grande input plazziano "Non usare mai i punti esclamativi" (beh, quest'ultimo me lo ricordo, ma lo contraddico in continuazione!).
Il pezzo su Eisner apparve su Fumo Di China 17, in uscita per le 72 ore del Fumetto di Bologna, manifestazione ormai dimenticata, che si teneva a Palazzo Re Enzo in Primavera. Ricordo ancora l'emozione dell'uscita, dell'albo ciclostilato, del testo che era stato battuto a macchina su strisce di carta, poi tagliate e incollate per comporre le pagine. Pian piano conobbi tutti gli altri di Fumo Di China, facendomi coinvolgere nelle riunioni, nelle trasferte per intervistare gli autori, persino nella creazione "fisica" della rivista (ho ancora le lastre di stampa di parecchi numeri depositate nel garage di mia madre). Con il passare dei mesi e degli anni arrivarono altri collaboratori, da Carlo Branzaglia a Michele Masiero, da Federico Amico a Francesco Meo. A volte si autocandidavano per lettera, altre volte erano amici che io o altri coinvolgevano nella redazione (come il mio migliore amico del liceo, Andrea Nepoti, collega fumettomane e compagno di innumerevoli escursioni in fiere e librerie specializzate).
Ricordo le interviste a Magnus a Bologna, a Panebarco a Marina di Ravenna, a Munoz a Milano, sul quale scrissi uno dei miei primi pezzi "importanti". Di numero in numero, Fumo di China cambiava. Approfittando di un progetto del comune, avemmo accesso a un centro di fotocomposizione e all'utilizzo delle relative (e gigantesche) macchine di "pre-press", come oggi sarebbero chiamate. Si componevano i testi su uno schermo con grossi caratteri verdi, e con un farraginoso processo, una macchina sputava fuori altre strisce di carta (fotografica) da ritagliare e impaginare. A un certo punto, tra defezioni varie, rimasi solo io a seguire FdC per qualche mese. Uscì solo UN numero, il 22, che scrissi praticamente da solo, con l'aiuto di Andrea Nepoti, e di cui realizzai addirittura la grafica. Poi tornarono gli altri, e il mio brevissimo interregno "solo al comando" venne dimenticato, ma fu un'esperienza a dir poco illuminante (leggi: posso fare tutto in una redazione, tranne il grafico), Riuscii comunque, tra il numero 17 e il numero 22, a vincere l'esitazione dei redattori anziani, e a farmi dare uno spazio sui fumetti americani. Dato che all'epoca fiorivano amori e amorazzi tra i super eroi, mi fu concesso solo di scrivere una rubrica in cui parlare dell'aspetto rosa e sensazionalistico del mondo Marvel e DC. Così nacque Cuore di China, che negli anni si evolse in uno spazio di news a 360 gradi sul panorama USA, e che dal 2004 - dopo due decenni di assenza - è tornato per diventare un blog su qualsivoglia tema, praticamente, fumettistico e non.
Fumo Di China veniva tirato in 500 copie, direi, a memoria. Ce lo stampava una tipografia a San Giovanni in Persiceto, ricordo ancora i viaggi con Andrea Plazzi a recuperare le copie. Poi in parte veniva spedito per posta agli abbonati, in parte ad alcune librerie della regione (tra cui Feltrinelli di Porta Ravegnana a Bologna), e infine venduto alle fiere del fumetto, cui di solito venivamo invitati con tanto di cessione di mini-stand gratuito. Era un'organizzazione pioneristica, eppure funse da "palestra d'ardimento" per una generazione di operatori del settore. Oggi, Marcheselli, Busatta, Masiero, sono colonne portanti della Bonelli. Il sottoscritto, assieme a Meo, Scatasta e a tanti altri, bazzica da vent'anni il mondo professionale dei comics Marvel. Veniamo tutti da quelle pagine, in cui la passione per i comics si mescolava all'ambizione di voler produrre qualcosa di "piccolo" ma di professionale, qualcosa di serio ma anche faceto, sul grande universo della letteratura disegnata.
Tra un cambiamento di formula e l'altro, la collaborazione con Fumo di China per me continuò fino al 1988-89, quando l'attività professionale con la Star Comics rese impossibile la continuazione dell'impegno nel fandom. Ma furono quegli anni, con quei fantastici compagni di viaggio, i miei primi momenti non più come semplice lettore, ma anche come commentatore, narratore, cronista, di quell'universo a quattro colori in cui avevo scelto di passare la mia vita...
8- Continua









