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Cuoredichina -

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agosto 2007

30/08/07

In the beginning - 8

Le cose andarono così. Era l'inizio del 1982. Facevo il terzo anno delle superiori (la "prima liceo classico"). Mi ero fatto eleggere rappresentante d'istituto, grazie al "Gruppo di sinistra", lista scolastica che con un bel po' di anni di anticipo aveva previsto la Cosa Rossa, l'Ulivo, il Compromesso Storico e il Partito Democratico. Avevo quindi "preso su" un bel po' di quell'intraprendenza che mi mancava all'inizio del liceo. Conoscevo una ragazza, che conosceva un ragazzo, che conosceva Andrea Plazzi di Fumo di China. Gli chiesi di intercedere, di farmi conoscere il mitico  A.P.Oldfdc22p
E la cosa non era difficile, dato che Andrea, per una di quelle incredibili coincidenze del destino, abitava nel palazzo davanti al mio: dalle finestre del mio salotto, si vedevano quelle delle scale del suo edificio. Così mi fu dato il suo numero, e lo chiamai, con il cuore alla gola, dicendo che mi sarebbe piaciuto collaborare a Fumo. Fu molto gentile, mi invitò subito a casa sua, non so se per quella stessa sera o quella dopo. L'appuntamento era alle 22.00 o alle 23.00: era  - credo - la prima volta nella mia vita che uscivo da solo a un orario del genere. Ma era facile. Bastava uscire dal palazzo, fare venti metri, suonare al suo campanello. Ricordo ancora  quanto era buia la notte, che forse aveva piovuto da poco, la consistenza del portone, il salire le scale, l'odore del palazzo, di vecchia Bologna,  l'accoglienza in questa casa estranea, ma familiare, piena di fumetti. Ricordo Andrea, accogliente, gentilissimo, così diverso da tutto quello che mi ero immaginato, la serata passata a parlare di Fumo di China, di come si faceva, della sua storia. Ricordo di avere parlato di fumetti, di Kirby, Eisner, Kubert. Ricordo che ne uscii con una pila di albi in mano (Kamandi, FOOM, a prestito)  e con il primo incarico per Fumo di China: la recensione di Vita su Un altro Pianeta, una delle prime "graphic novel" originali di Eisner, che avevo letto in edizione usa sullo Spirit Magazine e che stava uscendo in traduzione italiana su Eureka. Mi sarebbe piaciuto parlare di Marvel, ma all'epoca "i super eroi non interessavano". Era la loro ora più buia, almeno da noi, e i temi da trattare dovevano essere altri. Ricordo che Andrea mi diede un solo consiglio "Non scrivere come se stessi facendo un tema in classe",  e ancora oggi è un concetto che mi accompagna ogni volta che metto mano a un testo, assieme a un altro grande input plazziano "Non usare mai i punti esclamativi" (beh, quest'ultimo me lo ricordo, ma lo contraddico in continuazione!).

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Il pezzo su Eisner apparve su Fumo Di China 17, in uscita per le 72 ore del Fumetto di Bologna, manifestazione ormai dimenticata, che si teneva a Palazzo Re Enzo in Primavera. Ricordo ancora l'emozione dell'uscita, dell'albo ciclostilato, del testo che era stato battuto a macchina su strisce di carta, poi tagliate e incollate per comporre le pagine. Pian piano conobbi tutti gli altri di Fumo Di China, facendomi coinvolgere nelle riunioni, nelle trasferte per intervistare gli autori, persino nella creazione "fisica" della rivista (ho ancora le lastre di stampa di parecchi numeri depositate nel garage di mia madre). Con il passare dei mesi e degli anni arrivarono altri collaboratori, da Carlo Branzaglia a Michele Masiero, da Federico Amico a Francesco Meo. A volte si autocandidavano per lettera, altre volte erano amici che io o altri coinvolgevano nella redazione (come il mio migliore amico del liceo, Andrea Nepoti, collega fumettomane e compagno di innumerevoli escursioni in fiere e librerie specializzate).
Ricordo le interviste a Magnus a Bologna, a Panebarco a Marina di Ravenna, a Munoz a Milano, sul quale scrissi uno dei miei primi pezzi "importanti". Di numero in numero, Fumo di China cambiava. Approfittando di un progetto del comune, avemmo accesso a un centro di fotocomposizione e all'utilizzo delle relative (e gigantesche) macchine di "pre-press", come oggi sarebbero chiamate. Si componevano i testi su uno  schermo con grossi caratteri verdi, e con un farraginoso processo, una macchina sputava fuori altre strisce di carta (fotografica) da ritagliare e impaginare. A un certo punto, tra defezioni varie, rimasi solo io a seguire FdC per qualche mese. Uscì solo UN numero, il 22, che scrissi praticamente da solo, con l'aiuto di Andrea Nepoti, e di cui realizzai addirittura la grafica. Poi tornarono gli altri, e il mio brevissimo interregno "solo al comando" venne dimenticato, ma fu un'esperienza a dir poco illuminante (leggi: posso fare tutto in una redazione, tranne il grafico), Riuscii comunque, tra il numero 17 e il numero 22, a vincere l'esitazione dei redattori anziani, e a farmi dare uno spazio sui fumetti americani. Dato che all'epoca fiorivano amori e amorazzi tra i super eroi, mi fu concesso solo di scrivere una rubrica in cui parlare dell'aspetto rosa e sensazionalistico del mondo Marvel e DC. Così nacque Cuore di China, che negli anni si evolse in uno spazio di news a 360 gradi sul panorama USA, e che dal 2004 - dopo due decenni di assenza - è tornato per diventare un blog su qualsivoglia tema, praticamente, fumettistico e non.

Fumo Di China veniva tirato in 500 copie, direi, a memoria. Ce lo stampava una tipografia a San Giovanni in Persiceto, ricordo ancora i viaggi con Andrea Plazzi a recuperare le copie. Poi in parte veniva spedito per posta agli abbonati, in parte  ad alcune librerie della regione (tra cui Feltrinelli di Porta Ravegnana a Bologna), e infine venduto alle fiere del fumetto, cui di solito venivamo invitati con tanto di cessione di mini-stand gratuito. Era un'organizzazione pioneristica, eppure funse da "palestra d'ardimento" per una generazione di operatori del settore. Oggi, Marcheselli, Busatta, Masiero, sono colonne portanti della Bonelli. Il sottoscritto, assieme a Meo, Scatasta e a tanti altri, bazzica da vent'anni il mondo professionale dei comics Marvel. Veniamo tutti da quelle pagine, in cui la passione per i comics si mescolava all'ambizione di voler produrre qualcosa di "piccolo" ma di professionale, qualcosa di serio ma anche faceto, sul grande universo della letteratura disegnata.

Tra un cambiamento di formula e l'altro, la collaborazione con Fumo di China per me continuò fino al 1988-89, quando l'attività professionale con la Star Comics rese impossibile la continuazione dell'impegno nel fandom. Ma furono quegli anni, con quei fantastici compagni di viaggio, i miei primi momenti non più come semplice lettore, ma anche come commentatore, narratore, cronista, di quell'universo a quattro colori in cui avevo scelto di passare la mia vita...

8- Continua

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28/08/07

In the beginning - 7

1372 Nei primi anni di liceo, l'altra grande passione mia fumettistica prende sempre più corpo... l'acquisto di albi in edizione americana. Se oggi, tra e-bay, negozi online e fumetterie, qualsiasi adolescente con il pallino dei comics e un fondo spese mensile a 2 zeri riesce agevolmente a seguire qualsivoglia collana d'oltreoceano, all'epoca era una vera e propria tragedia. In tutta Bologna c'era UN SOLO punto vendita di comics originali, il negozio che poi sarebbe diventato il mitologico "Alessandro Distribuzioni", che all'epoca aveva sede in via Lame e importava una piccolissima selezione di titoli, a prezzi stratosferici. A malapena riuscivo a seguirne una manciata, tutti Marvel, ovviamente, ma che manciata: X-MEN di Claremont/Byrne, DAREDEVIL di Frank Miller, AMAZING SPIDER-MAN di Stern/Romita, CAPTAIN AMERICA sempre di Stern, ma disegnato da Byrne, in una delle sue interpretazioni definitive, AVENGERS di Jim Shooter e Gene Colan, che non era niente di speciale, ma i Vendicatori erano pur sempre i miei eroi preferiti. Aspettavo l'arrivo delle novità (che giungevano una volta al mese) con un groppo alla gola, alle volte, quando si trattava di vedere quale sarebbe stato il fato di Fenice o di Elektra, o come se la sarebbe cavata Reed Richards nel suo processo. Erano momenti magici, in cui la Marvel dopo anni bui riconquistava le vette del successo e della qualità, che stonavano con la desolante situazione delle edizioni italiane, ormai giunte agli ultimi, strazianti periodi (storie pubblicate a casaccio, omettendo spesso le collane migliori, con traduzioni inventate, lettering approssimativo, apparato editoriale inesistente, grafica pacchiana). Data la limitatezza del budget, condividevo gli acquisti con un compagno del corso di inglese, con un frenetico giro di prestito di albi. A volte si ricorreva agli abbonamenti (ma i comics arrivavano tardissimo, in pessime condizioni) e solo verso la seconda metà degli anni '80 iniziai l'acquisto in massa di albi USA tramite il servizio online di Mile High Comics, primo (e unico) retailer americano dell'epoca a organizzare un servizio di standing order (con i fumetti pagati via bonifico internazionale o vaglia, ordinati PER LETTERA spedita via AIR MAIL----un'odissea prima dell'arrivo in grande stile delle carte di credito, dei fax, o di internet).

Ecco, fu nell' atmosfera descritta in questa puntata e nella precedente, che ebbe inizio l'esperienza nel mondo delle fanzine. Per chi non conoscesse questo termine (ormai desueto, tra blog e websites), dicesi fanzine (contrazione di "fan magazine") una rivista amatoriale, edita da appassionati (di cinema, fumetti, modellismo, musica, o quel che volete voi) senza fine di lucro. Il pallino del fanzinaro lo avevo da sempre, fin da quando mi disegnavo i miei giornalini di IPPY, o da quando scrissi nel 1978 un pezzo su Capitan Marvel per una fanzine romana di Marvel fan, fotocopiata su carta chimica e distribuita - credo - per corrispondenza in 20 copie. Poi nel 1980 mi furono rivenduti (giuro) da un compagno di classe due numeri del BOLLETTINO CLUB GIOVANI AMICI DEL FUMETTO, fanzine bolognese che si occupava di letteratura per immagini a 360 gradi, e fu subito amore. La rivista era ciclostilata, in formato A4, fotocomposta (parolone...) con strisce di carta su cui i volenterosi GIOVANI AMICI avevano battuto i loro commenti e recensioni... ma era una rivista grandiosa. Anzitutto, parlava di tutto, senza limitazioni, con una proprietà di linguaggio e una conoscenza del settore che non aveva paragoni. Inoltre... era comica, irriverente, sagace. Si intravedeva tra le righe l'operato di una redazione di giovanissimi che si trovava (immaginavo) in qualche scantinato e tra battute e risate componeva il giornale. Mi si illuminavano gli occhi: una specie di società segreta di cultori della nona arte, uniti da un patto di sangue, nella mia città? Non ci potevo credere.  Ma dato che all'epoca l'intraprendenza non era proprio il mio forte, me ne rimasi a studiare il tema per due anni, comprando la rivista (che a un certo punto prese il nome FUMO DI CHINA, che tuttora mantiene nell'attuale incarnazione da edicola) e studiando a menadito i nomi del colophon--- Franco Spiritelli, Andrea Magoni, Mauro Marcheselli, Andrea Plazzi, Franco Busatta, Mauro Marcheselli ---- convinto che prima o poi sarei riuscito a conoscerli e a diventare anche io uno dei GIOVANI AMICI. Fino a quella notte fatidica di inizio 1982 in cui....

7 - continua

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21/08/07

Cartoline dall'Andalusia


  Facing the endless sea 
  Inserito originariamente da Marco40134

Ancora una volta, Ferragosto e dintorni con gazpacho, croquetas e paella, nell'angolo più nascosto della costa Andalusa. Ho parlato altre volte di quei paraggi e del mondo della playa, sombrillas, tumbonas etc etc quindi non mi dilungo, anche perché scrivo queste righe alla Malpensa, in transito, sotto la versione lombarda dell'uragano Dean. Solo alcuni appunti su cose che mi hanno fatto sorridere e in vario modo hanno allietato questi pochi giorni di mare spagnoli...

1- Vedere le foto che hanno fatto più scalpore quest'anno in Spagna, con la futura regina consorte, Letizia, moglie del principe Felipe, in bikini su una rivista "del corazòn". Grande baccano mediatico sul nulla (un bikini? nel ventunesimo secolo?).
2- Seguire le notizie da Terragona, a qualche centinaio di chilometri da dove ero io, con spiagge in tilt per l'avvistamento di uno squalo grigio, che ha dominato su giornali e TV per giorni fino alla sua cattura (a mani nude, da parte di quattro uomini della Croce Rossa in costume da bagno). Nel paesino dove ero io, al bordo della provincia di Malaga, ci si è limitati a qualche medusa paonazza e a orde di pesciolini multicolori.
3- Sbirciare la telenovela dell'anno in Spagna, Yo soy Bea, versione locale della colombiana Betty la Fea e per traslato dell'americana Ugly Betty. Diciamo che è più simile alla cugina statunitense che all'originale sudamericana, con la protagonista che è probabilmente (e relativamente) la più belle della Brutte viste finora.
4- Iniziare (sono attorno a pagine 400) il libro più emozionante dell'anno finora, Giochi Sacri, di Vikram Chandra. Dico spesso, più o meno per scherzare, che se un romanzo non ha almeno 800 o 1000 pagine, non vale la pena iniziarlo, ma in questo caso le 1164 pagine del libro sono una benedizione, un viaggio da mozzare il fiato nella Mumbai più vera, tra delitti, misteri, vicende personali e familiari, in uno spaccato della vita delle diverse classi sociali nella metropoli indiana. E leggerlo con Nitin Sawhney nell'iPod, mentre la Spagna scorreva sotto l'aereo- distesa interminabile in una giornata trasparente - è stata un'esperienza di quelle che ti restano dentro.
5- Vedere uno spicchio di luna crescente rosso fuoco tramontare sul Mediterraneo, dopo una cena a base di tapas (salsiccette, sardine con avocado, polpo alla gallega, birra Alhambra)
6 - Tornare a Cantarrijan, parco naturale dell'Andalusia, cui si accede ora solo tramite un minibus organizzato dalla Regione, che ti porta in questa specie di paradiso naturista, tutto ciottoli di marmo, acque trasportenti, pesci tropicali, poche persone, un piccolo meltin' pot sociale e linguistico, dove puoi fare il bagno nudo e restare sospeso tra il sole e l'acqua che sembra cristallo liquido, in assoluto silenzio e in assoluta pace, pensando a come sia così vicina la beatitudine, se solo si ascoltano il corpo e la natura, e ci si lascia andare.

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17/08/07

In the beginning - 6


  From Superheroes: Will Eisner's The Spirit 
  Inserito originariamente da annulla

Quando nel settembre 1979 entro per la prima volta nei corridoi della scuola superiore, il Liceo Ginnasio Galvani, uno dei “classici” più blasonati d’Italia, compio un vero e proprio “salto quantico” esistenziale. Se fino a quel momento ero rimasto in un’orbita molto controllata, in cui ogni scelta e mossa era sottoposta all’approvazione familiare, vengo subito immerso in un altro ambiente, molto più grande, esteso, conflittuale (anche se gli anni della contestazione sono lontanissimi, e il Galvani è una sorta di balena bianca dove tutto si stinge di un certo placido perbenismo, equilateralmente di destra e/o di sinistra). Il mondo delle medie viene rapidamente accantonato, e iniziano tutta una serie di amicizie e relazioni che in una certa misura continuano anche oggi, a oltre un quarto di secolo di distanza. Se già prima del liceo avevo sbrigliato i miei interessi fumettistici, dal 79/80 in poi inizio a muovermi a 360 gradi come consumatore di letteratura disegnata; anche perché la libertà di movimento che ho conquistato mi permette di passare quasi tutti i sabato pomeriggio in giro per la città, passando al setaccio i cinque-sei rivenditori di albi usati, spesso in compagnia di amici e “complici” della mia passione a fumetti. Ovviamente continuo a seguire gli albi Marvel Corno, arrivando a concludere al 100% la raccolta di tutti gli albi mai pubblicati da questa accoppiata editoriale (è d’aiuto una mega svendita a 50 lire al pezzo che mi permette di completare la serie di THOR). Seguo il Superman Cenisio e mi procuro un bel po’ di albi DC precedenti (Mondadori e Williams). Completo la raccolta di Eureka, e inizio e completo anche quella di Linus, che sono ora in grado di apprezzare molto più di quando ero bambino. Linus ed Eureka portano in dote la passione per autori che sono ancora oggi dei punti di riferimento indispensabili: Eisner, con il suo Spirit, Crepax e Valentina, Dick Tracy di Chester Gould, il Jeff Hawke di Sidney Jordan, Hugo Pratt e Corto Maltese. Mentre mio fratello si dedica con la stessa passione alla produzione Bonelli, l’unico punto di contatto con lui in questo settore è il comune interesse per Ken Parker, scoperto dopo aver ascoltato una trasmissione radiofonica sulla serie di Berardi e Milazzo. La testata viene collezionata a quattro mani, unico esempio di comproprietà tra due fratelli per altri versi assolutamente territoriali.
A livello macro, gli anni del liceo – 1979/1984 - sono di grande passaggio per l’editoria a fumetti italiana. La nascita delle TV private e il moltiplicarsi dell’offerta di intrattenimento televisivo per ragazzi e adolescenti hanno un impatto forte sul pubblico, e inizia una curva di caduta del mercato che praticamente non è mai terminata da allora, complice anche il calo demografico che inizia a farsi sentire. I fumetti Marvel/Corno entrano nella fase finale della loro vita, conclusasi proprio nel 1984, a poche settimane dal mio esame di maturità. Gli ultimi anni vedono un crollo verticale della qualità degli albi (grafica, lettering, traduzioni, attenzione alla programmazione editoriale), nonché la chiusura praticamente di tutte le testate, una dopo l’altra). A causa anche della progressiva caduta di livello del prodotto USA, gli albi Marvel conoscono in Italia il nadir della popolarità. Diventano un prodotto per pochi aficionados, e la Corno si gioca in pochissimo il retaggio di popolarità di Supergulp del decennio precedente. I fumetti che “fanno tendenza” e che sembrano imporsi sul mercato sono quelli delle riviste: a parte Eureka, Linus e il Mago, è il momento di Alter Alter, 1984, Totem, Frigidaire, Cannibale, Metal Hurlant, Orient Express, e per finire – un poco più tardi - L’Eternauta, Comic Art, Corto Maltese. Il meglio del fumetto europeo (francese soprattutto, ma anche italiano, con l’immortale Pazienza, e poi Pratt, Micheluzzi, Magnus, l’avvento di Giardino). Io le riviste le compro, non tutte e non sempre, ma le seguo. Frigidaire mi piace, mi turba, ho solo 15 anni e quindi alcuni dei suoi aspetti più trasgressivi mi sono oscuri, ma riconosco il genio di Pazienza, quello di Scozzari. Compro i pochi numeri di Metal Hurlant (che pubblica anche una mia lettera in cui confesso il mio amore per le lenticchie e le patatine fritte). Alter ovviamente lo colleziono tutto, dal primo all’ultimo numero.
Dei francesi mi piace Cazà, Didier Comès, Moebius ovviamente, a tratti persino Druillet. La Bretcher e
L’unico americano che sembra avere diritto di cittadinanza in quell’ambito è Corben, che adesso disegna per la Marvel, ma all’epoca si dedicava a Denn e alla sua incontinente genitalità. E’ strano pensare a come sia stato effimero quel momento, solo una manciata di anni, in cui il fumetto d’autore era in edicola con tante testate, con raccolte, libri. Non riesco a non pensare che se dietro a quella fase ci fossero state delle case editrici “forti”, e non delle realtà imprenditoriali di piccola-media grandezza, forse oggi il nostro panorama editoriale non sarebbe molto diverso da quello francese. Certo, c’era la Mondadori con il Mago, e Milano Libri-Rizzoli con Linus-Alter-Corto, ma la prima non riuscì mai a ritagliarsi un suo spazio vero, e la seconda… beh, lo sappiamo tutti come è finita.
What if a parte, ecco cosa leggevo ai tempi del liceo… negli anni che mi videro passare da semplice lettore a fanzinaro, come scoprirete nella prossima puntata.

6- continua

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In the beginning - 5

Negli anni delle medie un altro cambiamento per certi versi epocale: inizia la mia ossessione per la lingua inglese, motivata in maniera non indifferente dalla speranza di poterla usare per leggere i miei amati fumetti in edizione originale. In prima media mi procuro una decina di libri di testo di inglese per le medie e me li divoro, studiandomeli da solo. In seconda media so già scrivere in inglese "basico", conservo ancora un "diario delle vacanze" scritto in quella lingua con monotona e ingenua insistenza. Mi iscrivo al British Council di Piazza Santo Stefano (un'istituzione purtroppo cancellata dai decenni e dall'indifferenza di una città un po' "morta dentro" come Bologna), e inizio a portarmi a casa i libri del dottor Doolittle in inglese, che mi leggo uno per uno con il vocabolario a fianco.

Alla fine della seconda mio padre mi organizza una vacanza studio con la SIS (ora la EF) a Worthing, in Inghilterra. Sono il più piccolo del gruppo, ma siccome sono molto alto e sembro più grande riesco a integrarmi senza problemi, e giro da solo per la città in lungo e in largo a ogni ora (penso che oggi a nessun tredicenne sarebbe concessa una cosa del genere). Durante le visite a Londra, mi svicolo dal gruppo senza permesso e me ne vado in giro a piedi e in metropolitana, alla ricerca - ovviamente - di fumetti Marvel americani. Non li trovo, a dire il vero, ma mi accontento delle gigantesche ristampe settimanali in bianco e nero edite dalla Marvel UK (ricordo ancora STAR WARS con STARLORD di Infantino in appendice, o HULK con dentro RAMPAGING HULK anch'esso in bianco e nero).
Compro anche, svenandomi, A HISTORY OF COMICS BOOKS IN AMERICA, di Les Daniels, uno dei primi libri di analisi storica e sociologica del fumetto USA, che ancora oggi è per me uno dei "testi sacri" sulla Nona Arte.
Gli unici albi USA che trovo sono alcune serie secondarie DC, che mi sbafo senza pensarci due volte, tipo GREEN LANTERN/GREEN ARROW e la JUSTICE SOCIETY. Abituato alle pubblicazioni irregolari DC in Italia, non capisco un'acca di Terra Due o delle vicende di Freccia Verde, ma sono moderatamente colpito.
Alla fine della terza media, a pochi giorni dagli esami, la rivelazione: nel negozio di fumetti di via Lame, gestito da una coppia di anziani signori pugliesi e - a volte - dal figlio Alessandro, si vendono fumetti Marvel in originale, a prezzi proibitivi ovviamente. Ne compro tre, tra mille sacrifici, a memoria direi un X-MEN di Byrne, un AVENGERS anch'esso di Byrne e un MARVEL TWO IN ONE di Byrne (si capisce chi era il mio autore preferito, e perché al momento dovuto mi ingegnai per proporre in italiano quantità industriali di materiale del disegnatore canadese).
E' l'inizio di una storia d'amore, quella con i fumetti USA, da me ribattezzati "gli albetti", che si consoliderà negli anni del ginnasio...

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16/08/07

In the beginning - 4

Gli anni delle scuole medie (1976-1979) sono anni di grande transizione, il capitolo finale dell'infanzia, in più di un senso: cambio scuola due volte, cambio casa e quartiere, cambio amici e compagni, mio padre inizia il calvario che da un infarto all'altro lo porterà alla morte, nel 1982.
In generale, tutte le ovattate certezze delle elementari vengono rimpiazzate da nuove sfide, nuovi interessi, in un vortice di crescita accelerata. I fumetti Marvel-Corno, complice anche la chiusura del Corriere dei Ragazzi, diventano la mia lettura e passione primaria, in un crescendo. Prima inizio a comprare L'UOMO RAGNO GIGANTE, poi THOR e i FANTASTICI QUATTRO, poi DEVIL GIGANTE, poi L'UOMO RAGNO, quindi, al suo esordio, GLI ETERNI, la spettacolare rivista antologica sulle serie "fantascientifiche" della Marvel (Nova, Omega, Cybernus, i Guardiani della Galassia, 2001 Odissea Nello Spazio, e - ovviamente - gli Eternals di Jack Kirby). Il mio entusiasmo non ha confini. Compro le nuove uscite, inizio a cercare gli albi mancanti nelle rivendite dell'usato di Bologna (compreso un certo negozio di via Lame che giocherà un ruolo importantissimo negli anni a venire...). Pian piano anche le serie secondarie come DRACULA, HULK, SUPERFUMETTI IN FILM o SHANG CHI o persino EUREKA, che ospita le strisce del Ragno, vengono inglobate nella mia "lista della spesa" (l'ultima collana cui capitolo è CONAN & KA-ZAR, ebbene sì, lo confesso). Acquisto tutto in edicola, ovviamente, di solito quella davanti alla scuola, in via Sant'Isaia, aspettando maniacalmente il giorno d'uscita, sentendomi felice dentro in quelle giornate di primavera in cui entro a scuola sapendo che all'uscita ci sarà il nuovo THOR o il nuovo FQ ad aspettarmi. Inizio a tenere un index delle storie Marvel, in un quaderno ad anelli che fino a pochi anni fa mi serviva ancora come fonte di informazione inequivocabile su dove fosse apparsa una certa storia negli albi Corno. E' un index semplice, sono semplicemente le diverse collane americane in ordine alfabetico, con l'elenco degli episodi in italiano con la sigla dell'apparizione italiana e la data di uscita americana. Man mano che le mie collezioni si completano, anche gli index si riempiono, e vi assicuro che rispetto all'odierna "informazione in tempo reale" offerta dalla rete questa costruzioni "manuale" dell'informazione è decisamente più appagante.
Inizio anche, e sarà un'occupazione sempre più importante all'inizio delle superiori, a tenere un quaderno con le mie recensioni dei diversi albi Marvel, ingenue se lette adesso, ma tutte con una loro logica.
E - ovviamente - inondo la Corno di lettere, almeno una decina - di cui tre vengono pubblicate, nel breve intervallo di tempo in cui le rubriche di corrispondenza con i lettori sono curate in una maniera paragonabile a quella odierna (anche se le risposte sono sempre vaghe e - spesso - pacchianamente inesatte o "sbruffonescamente" maleducate).
Degli albi Corno mi piace quasi tutto, soprattutto su GLI ETERNI e i GIGANTI (non sono ancora in grado di capire che le traduzioni sono fatte a dir poco con i piedi, anche se almeno sono in italiano, che è più di quello che si possa dire di questi tempi).
La principale cosa che mi turba è che sono AFFAMATO di informazioni. Vorrei sapere tutto sulla Marvel, i suoi eroi, il passato, il presente, e invece negli albi le uniche rubriche sono le pagine della posta di cui sopra. Inizio a fantasticare di albi Marvel in cui siano presentate le storie, i loro autori, il contesto in cui si svolgono.
Poi: trovo bizzarri certi accostamenti tra personaggi principali e comprimari. Se L'UOMO RAGNO può vantare Devil, Hulk e Iron Man come "compagni di strada", FQ e THOR, gli altri due quindicinali, devono rimpolpare le pagine con serie che oggi al massimo sarebbero pubblicati in volumi da libreria, tipo Killraven o Ghost o il Figlio di Satana o il Dottor Strange . Con il senno di poi, la Corno non aveva altra scelta, dato che il convento passava solo quello, e in pratica non c'erano serie inedite cui pescare per la scelta dei comprimari. All'epoca non me ne rendevo conto, ma comunque imparai a farmi piacere anche Power Man e Bloodstone, tanto per gradire.
Infine, non ci voleva un genio per capire che nella pubblicazione di serie tra loro collegate (tipo FANTASTIC FOUR e MARVEL 2 IN 1, alias la collana della Cosa), la Corno se ne infischiava della sequenza di lettura corretta. Rifilava a noi lettori magari dieci numeri di FQ con dentro la Cosa, poi dieci con FF, e magari i primi avevano anticipato i colpi di scena dei secondi, o viceversa. 

4-- CONTINUA

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In the beginning - 3

Prima di passare al periodo successivo, agli anni delle medie e delle superiori, e alla trasformazione di quella che era una passione in un'attività para-professionale prima e professionale poi, lasciatemi dire qualcos'altro su quegli anni, sullo scorcio di '70 "pre rivoluzione televisiva" nella quale si sono formati i miei interessi e - presumo - quelli di una buona fetta dei miei lettori. Erano anni della prima e della seconda rete, di Carosello (e dell' "a letto dopo"), della TV DEI RAGAZZI, dello Zecchino d'Oro, del mondo in bianco e nero. Proprio perché la TV adatta a un bambino era così poca, quella che passava il convento era un nettare, era contare i giorni per aspettare la puntata successiva di Sandokan, Supergulp o Spazio 1999, guardare con il fiato sospeso Pippi Calzelunghe, UFO Attacco alla Terra, The Prisoner, Belfagor, A come Andromeda, Ettore Fieramosca, Gianni e il Magico Alverman, ma anche accontentarsi di un qualsiasi Braccobaldo, Jonni Quest o Scooby Doo. Ricordo anni di frustrazioni perché il momento migliore della settimana era la domenica pomeriggio, con i film di Tarzan o UFO, e i miei insistevano per trascinarmi invece nelle loro attività educative tipo andare a mangiare la fiorentina a Tolé (un supplizio) o a giocare a carte al "Pescatore", la villa degli amici di famiglia, nella quale almeno c'era un televisore dal quale ricordo di aver sbirciato più di un episodio di Mr Magoo, uno dei miei illogici ma assoluti amori infantili. Le mie passioni massime? Ovviamente Supergulp, e al secondo posto Spazio 1999, che andava in onda il sabato sera in seconda serata e di cui ho comprato persino i libri fotografici della Mondadori, e la cui venerazione sfociava nel maniacale. Terzo, Sandokan, di cui conosco ancora a memoria la sigla, registrata mettendo al fianco della TV un registratore a cassette. Ovviamente mi piaceva il fantastico, l'avventura, la fantascienza, i gialli. Bastava che ci fosse un qualsiasi elemento di "dramatic fiction" ed ero pronto ad entusiasmarmi. Non mi prendeva la comicità, anche se ricordo una rassegna di film di Chaplin che mi fece conoscere in sequenza tutta la filmografia del grande regista. Gli show mi lasciavano indifferente, anche se ricordo con nostalgia Tante Scuse, con Vianello e la Mondaini che nella sigla uccidevano i Ricchi e Poveri, ogni volta in modo diverso. Erano anni poveri, televisivamente parlando, con pochi programmi degni d'interesse, ma proprio perché erano pochi, inebriavano quasi, e in un'Italia pre-Austerity o post-Austerity, dove l'orizzonte per me (e per molti) non andava oltre Bologna, l'Appennino e l'Adriatico, permettevano di evadere radicalmente e passare qualche ora sulla Luna, o a Londra, o nella foresta africana. Nel resto del tempo libero (ed era tanto, il tempo libero, allora) ero un lettore inveterato, anche se in maniera anarchica: avevo tutti i libri di Verne, e li leggevo a ciclo continuo, ma di Salgari avevo solo Il Re Dei Mari, il penultimo del ciclo di Sandokan, credo, e penso di averlo letto cinque o sei volte. Il fatto era che leggevo con tanta rapidità che avrei avuto bisogno di due-tre libri alla settimana, e dal momento che questa sembrava un'esigenza inconcepibile per un novenne, dovevo accontentarmi dei pochi libri che avevo, e leggerli in loop. Le cose migliorarono un poco quando arrivarono i primi libri per ragazzi in edizione economica, gli Oscar Ragazzi, o l'analoga versione BUR, per non parlare dei Gialli per Ragazzi, con gli Hardy Boys e Nancy Drew, che mi sbafavo in due-tre ore l'uno. Solo al liceo avrei scoperto la bellezza delle biblioteche pubbliche, che permettono di sbizzarrirsi senza limite, ma nel frattempo era finita l'epoca dei lunghi pomeriggi di ozio infantile. Se dovessi dire quale dei tantissimi libri per ragazzi mi è rimasta più impressa avrei solo l'imbarazzo della scelta, anche se indubbiamente a Peter Pan sono collegati alcuni dei ricordi più nostalgici. Infine, e con questo chiudiamo il capitolo, oltre a leggere come un pazzo, all'epoca scrivevo e inventavo come un pazzo (si potrebbe dire che non ho mai smesso...). Nei primissimi anni delle elementari avevo un mio giornalino settimanale, otto-dieci pagine su fogli da quaderno. Si intitolava IPPY E GLI ALTRI PERSONAGGI. Ippy, un coniglio azzurro sposato con la pecora Marisa, prendeva il nome dagli hippies, i trasgressivi figli dei fiori, di cui avevo sentito parlare e che chiaramente mi affascinavano massivamente. GLI ALTRI PERSONAGGI erano i vermi Toc e Rina, lo scheletro Ugo con la sua fidanzata scheletressa, e tutto un piccolo ingenuo pantheon di personaggi zoomorfi che nascevano dalle letture di Topolino e da quelle di Atomino di Marcello Argilli. Notare che ogni numero aveva colophon ("una pubblicazione di FLE, FRATELLI LUPOI EDITORI"), pagina della posta, rubriche, anteprima del numero seguente, come un gionalino "vero", e siccome ero certo che li avrei un giorno pubblicati, avevano data di copertina postdatata, tipo "sabato, 13 aprile 2002". Una volta terminato il ciclo IEGAP, rendendomi conto che non sapevo per niente disegnare, iniziai ad INVENTARE fumetti. Me ne stavo, soprattutto d'estate, per ore a fantasticare, palleggiando o - cosa ancora più inquietante - a sbattere con un bastone per terra, quassi dovessi trasformarmi in Thor. In quei pomeriggi di sole e di invenzioni mi creavo i miei super eroi personali, come credo abbiano fatto il 100% dei lettori di comics, e immaginavo le loro avventure, scrivendone i titoli in lunghi elenchi su quaderni. Esatto, non scrivevo le storie, ma solo i loro titoli (iniziando a sviluppare la mia passione per questa microarte, che forse traspare anche da questo blog). Pensavo ingenuamente che bastasse l'elenco dei titoli a farmi ricordare anche le storie, che invece sono state cancellate dal tempo e di cui non ricordo nulla, se non qualche nome di personaggio: Volter, Sexta, l'Uomo Cristallo e Aquafresh (sic) del gruppo dei Liberatori, e poi la grande saga "in solitaria" di Wonder Boy, il ragazzo meraviglia. Negli anni successivi anche questa smania creativa si sarebbe trasformata, con l'ingresso nel mondo del fandom. 3- continua

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In the beginning - 2

Negli anni delle elementari – dal 1971 al 1976  – i fumetti per me si dividono in quelli “ufficiali”, in quelli ”tollerati” e in quelli “malvisti”. Come è ovvio, sono sempre gli amori proibiti quelli più dilanianti e più importanti, ed è proprio quest’ultima categoria di “giornalini” quella che alla fine è diventata non solo la mia passione, ma anche il mio lavoro. 

Perché, ed è questo un elemento che merita una riflessione, i fumetti “malvisti” in casa Lupoi erano quelli Marvel, i vari UOMO RAGNO, THOR, DEVIL e FANTASTICI QUATTRO che dal 1970 invadevano le edicole grazie all’editoriale Corno, e che erano troppo “violenti”, troppo “colorati”, troppo poco “educativi” per un “bravo bambino” come il sottoscritto (anche se devo dire però che in una sorta di mia analisi revisionistica di quegli anni, sto iniziando a pensare che più che essere fumetti “malvisti” dalla mia famiglia, erano fumetti da cui io stesso fuggivo un poco, dato che esercitavano un fascino così profondo e magnetico che quasi volevo tenermi al riparo da quella che pensavo potesse essere una "trasgressione" pericolosa).

Sia come sia, i fumetti di super eroi li vedevo a sei, sette anni, ma erano off limits, finché, in un pomeriggio bolognese d'inverno di inizio 1973, con la notte che arriva alle quattro del pomeriggio e la città che si intorpidisce, non mi ritrovai a casa di un compagno di seconda elementare, a fare i compiti e a giocare. E - meraviglia delle meraviglie – per la prima volta nella mia vita ebbi tra le mani un albo Marvel, il mio primo UOMO RAGNO, il numero 66 della serie Corno... quell'incontro con Mysterio disegnato da John Romita. Esatto, quello in cui Spidey sembra essere rimpicciolito alle dimensioni di un aracnide vero, ed è prigioniero del suo nemico in un luna park da incubo. Fin da quella prima lettura furtiva avvertii quella che era la cifra stilistica per me più forte e interessante degli albi Marvel... il dramma, il pathos, la spirale della disperazione che culmina con l’ebbrezza della vittoria… e con il suo amaro sapore, spesse volte.

Ci volle un anno prima che potessi avere il primo albo Marvel tutto mio, un anno passato a sbirciare le copie di qualche amico, e a informarmi con loro sui poteri e le origini dei diversi personaggi. Fu mio padre, grande spirito libero, a regalarmi quel primo albo Marvel, nel febbraio 1974: era FANTASTICI QUATTRO 75, “Non più cosa”, con in appendice “Nessuno può fermare Raggio Pungente”, un racconto di SUB-MARINER. Era una lettura inebriante, ipnotica. Avevo toccato con mano un universo illimitato di immaginazione, dove tutto era possibile, dove la fantasia fluiva indisturbata, dove la posta in palio era la vita o la morte, la salvezza o la dannazione, la sopravvivenza di un solo bambino umano o di un’intera civiltà.
Ricordo ancora l’emozione di quell momento, le cento, mille letture di quelle 48 pagine, da cui cercavo di risucchiare ogni brandello di informazione (e ricordo le evasive risposte della pagina della posta ancora adesso con una punta di insofferenza). Ricordo l’ingenuità di quel momento. Pensavo per esempio che nei FQ in ogni numero toccasse a uno diverso del gruppo sconfiggere i cattivi. O che il “Captain Marvel” citato nel copyright fosse il protagonista della breve storia “libera” di fantascienza che chiudeva l’albo… ;-)

In qualche modo, fu quel primo acquisto ad aprire il vaso di Pandora dell’invasione Marvel nella mia vita. Mi feci comprare altri albi da mio padre, poi da amici di famiglia, dagli zii: Fantastici Quattro, Capitan America, i Difensori… quindi con la mia paghetta iniziai a decidere autonomamente quail fumetti comprare. All’inizio – a dire il vero – non mi potevo permettere molto. Magari qualche albo usato, in estate, preso da qualche ragazzino che li vendeva in pineta, a Zadina di Cesenatico. Compravo le raccolte, soprattutto, che costavano poco e “c’era molto da leggere”.

Ero piccolo, e quindi mi piaceva il lato più ingenuo della Marvel: I FQ di Lee e Kirby, o anche Cap e gli X-men degli stessi autori, soprattutto. Se mi capitava il Fury di Steranko, il Ragno e il Capitan Marvel di Gil Kane, o certi Devil di Conway e Colan, per non parlare di Ghost e del suo teschio fiammeggiante, o dei cupi e cinici Difensori…. ci rimanevo male, mi sembrava roba troppo forte, troppo violenta, confesso che a volte faticavo a capirla. Era anche questo un freno inibitore a un acquisto regolare: ero ancora preso dal mondo del Corriere dei Ragazzi, con le rubriche educative e una certa aura di buoni sentimenti, e mi sembrava di trasgredire chissà quale comandamento nel leggere quelle “cose da grandi”.

Certo, se c'era l'occasione sbirciavo i nuovi numeri, ma quando mi aspettavano storie come la morte del Capitano Stacy o di Gwen o di Goblin, o minacce di vampiri viventi e lupi mannari... il dramma era troppo per un ragazzino di meno di dieci anni... 

Nell’ultimo anno delle elementari, tuttavia, esplose il fenomeno Supergulp, che tolse molto dell’alone di trasgressione ai personaggi Marvel. In prima serata, su RaiDue, il programma presentava i cartoni animati di Spider-Man e dei Fantastici Quattro, e ricordo ancora l’emozione di quelle serate, in cui coinvolgevo tutta la famiglia, e l’attesa quasi smaniosa dell’appuntamento settimanale con il più grande show TV mai realizzato sul mondo della Nona Arte. Con quel programma, la Marvel usciva da una certa dimensione underground per diventare – più che mai – un fenomeno di massa.

Supergulp aprì la strada al lancio della prima serie di ristampe cronologiche dell’Uomo Ragno, la prima collana Marvel che ho seguito regolarmente, a partire dal giugno 1976, L'UOMO RAGNO GIGANTE (ironicamente, e non lo sapevo all’epoca, solo poco prima che il Corriere Dei Ragazzi facesse karakiri e scomparisse dalle edicole). Tutto era perfetto. Il formato. I colori. Il meraviglioso frontespizio pieno di "faccine" disegnate da Romita, faccine di cui all'epoca conoscevo a malapena un 10%. Mi immersi per la prima volta nel mondo di Stan Lee e Steve Ditko, scoprendo storie di cui avevo solo sentito parlare, ma che non avevo ancora mai letto. E anche se avvertivo che il tratto di Ditko e lo stile di Lee dell’epoca erano più primitivi rispetto alle storie posteriori che conoscevo, fui subito travolto dalle emozioni, da un senso del dramma intenso e forse più adatto alla mia età. Era solo l’inizio, ovviamente, di una storia che…

2 - Continua



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15/08/07

In the beginning...

Esattamente un anno fa, Ferragosto 2006, esordiva sulla prima versione di questo blog lo spazio In the beginning... una serie di excursus autobiografici sulle mie vicessitudini di lettore prima e professionista poi del mondo dei comics. La serie l'anno scorso è durata solo cinque puntate, ma sono al lavoro sulla numero 6, che spero di mettere online a brevissimo. Nel frattempo, tra oggi e domani, rimetterò online le prime cinque puntate... Enjoy...

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Corriere_dei_ragazzi_numero_1_1972


Il mio primo ricordo, la prima traccia di me, non è un cluster di neuroni o un insieme di segni biologici nella mia memoria; è un nastro di celluloide in super8, dimenticato per decenni e poi convertito nel codice binario di un DVD da un'anima generosa che ha voluto farmi un regalo che non si dimentica facilmente. 
In questa registrazione - opera di mio padre - ci sono io a due anni che cammino per Bologna, portato per mano da mia madre, trentenne e bellissima, con il sorriso aperto al mondo di chi è ancora totalmente immerso nella beatitudine dell'innocenza. Arriviamo a un’edicola di giornali, in piazza Galileo, e mia madre mi compra un albo di favole illustrate. Io lo prendo in mano, lo guardo e lo riguardo sorridente. Il video sembra quasi presagire il mio lavoro nell’editoria, e – ironia della sorte – fu girato a pochi metri da quello che sarebbe stato il mio primo ufficio come editore vero e proprio, in Piazza Galileo.

Forse tutto inizia lì, in un albo di favole illustrate, in un Topolino letto pazientemente da una madre o una zia, qualche Corriere dei Piccoli prestato dai cugini; fatto sta che quando inizio a leggere a 6 anni, nel 1971, non ho alcun dubbio sul fatto che quello che mi piace più di tutto sono i fumetti, i giornalini che nell'edicola sotto casa in via Marconi troneggiano nello splendore dei loro quattro colori.

Ci sono diversi tipi di fumetti, nei primissimi anni di lettura. Ci sono quelli "permessi", che vengono portati a casa con la benedizione di mamma, anzi, comprati da lei su mia richiesta, con puntigliosa regolarità. 
Ci sono quelli "malvisti", come tutti i fumetti Marvel, e quelli "tollerati" come i Linus.

Tra i fumetti "ufficiali", Topolino è il primo amore, ma dura poco: fin da allora, lo trovo troppo naif, troppo banale. Già mi chiedo "chi è la madre di Qui, Quo e Qua? perché vivono con lo zio?", "Ma se i Bassotti sono finiti in prigione nello scorso numero, come mai sono già liberi?". Mia madre mi risponde "I delinquenti in prigione ci rimangono sempre poco", ma è una risposta che non mi convince. Di Topolino mi piace solo Paperinik, ricordo ancora la storia di villa Rosa con i nipotini che spiegano cosa significa Sursum Corda; mi piacciono le storie a puntate (abbastanza rare) tipo "Storia e Gloria della dinastia dei paperi". Super Pippo non mi convince, avere super poteri come quelli solo mangiando delle noccioline è... un'idiozia.

Il mio primo vero amore fumettistico è invece il Corriere dei Ragazzi, il periodico a fumetti del Corriere della Sera, che soppianta Topolino tra le letture "approvate".
Arrivo al CdR a sette anni, nel 1972, quando ormai il "divorzio" con il Corriere dei Piccoli è un fatto consolidato. Avrei poi recuperato - grazie ai cugini abruzzesi di Marana di Montereale - alcune annate del CdP di fine anni '60, imparando ad amare su quelle pagine il grande fumetto francese genere Luc Orient, Ric Roland, Bernard Prince, i Puffi etc... ma è sicuramente il Corriere dei Ragazzi - nella sua breve vita dal 72 al 76 - a segnare la mia infanzia e a insegnarmi ad amare il grande fumetto italiano ed europeo... e a capire (o meglio, intuire) i meccanismi di una redazione, come si potevano leggere tra le righe dei tanti redazionali dell'epoca.

Il Corriere dei Ragazzi è stato un sogno irripetibile, una rivista per ragazzi che non li trattava come deficienti, ma li stimolava culturalmente e intellettualmente, uccisa dalla cecità della direzione del Corriere che non capiva il settimanale e dopo pochi anni volle trasformarlo nella brutta copia de L'Intrepido, cavalcando gli adolescenti nazional-popolari e finendo per perdere i lettori fedeli del CdR, che tutt'altra anima e interessi avevano. Andatevi a leggere il bel pezzo di Michele Medda per sapere qualcosa di più sulla breve storia di questo grande periodico.

Del CrR sono un fan sfegatato. Lo leggo dalla prima all'ultima pagina, partecipo a tutti i concorsi, mi iscrivo al CLUB DEI RAGAZZI, conservo e colleziono ogni inserto o gadget, scrivo al direttore (Francesconi e Barberis sono i miei idoli).

Tra i fumetti, ce ne sono tali e tanti da ricordare che potrei andare avanti per pagine e pagine. Mi limito a citare i favoriti assoluti: gli Aristocratici di Castelli e Tacconi, Anni 2000 di Mino Milani, Nick Carter di Bonvi, Altai e Johnson di Sclavi e Cavazzano, il Maestro (sempre di Milani, mi pare, forse il miglior fumetto fantastico italiano mai prodotto), l'Ombra, Processo alla Storia, La Donna Eterna di Buzzelli, Sturmtruppen, Lupo Alberto, qualsiasi cosa di Micheluzzi, e l'esilarante rubrica Sottosopra di Sclavi. Uno struggimento particolare per Valentina Mela Verde, della Nidasio, per quel ritratto di buona, simpatica e sana gioventù milanese di classe media, così lontana dal mio, di mondo, ma così accattivante.

 Meno mi piacciono i tentativi del CdR di strizzare l'occhio ai più grandicelli con fumetti volutamente più scafati tipo TomBoy e Lord Shark (beh, non ho neppure dieci anni, dopo tutto!).

Quando il CdR finisce, e si trasforma nella grottesca, patetica, ridicola parodia de L'Intrepido chiamata Corrierboy, è la fine di un'epoca (e in più in un senso, dato che contemporaneamente passo dalle elementari alle medie). 

Amori fumettistici nuovi e più importanti mi aspettano, e i fumetti "proibiti" fino a quel momento stanno per diventare i principali protagonisti della seconda metà degli anni '70...



1- continua

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Una fettina d'ombra


  Armageddon looming 
  Inserito originariamente da nimboo

Indubbiamente il mio tipo preferito di letteratura di genere è il giallo/thriller, seguito a poca distanza dall'horror: non vi stupirà quindi se vi dico che uno dei miei scrittori preferiti, di cui compro a scatola chiusa i libri in edizione originale, divorandoli in poche ore, è l'irlandese John Connolly. Non sto parlando del quasi omonimo e californiano Michael Connelly, bensì dell'autore di Tutto ciò che muore, un dublinese D.O.C. nonché creatore del detective Charlie Parker. Il suo primo libro me l'ha consigliato un libraio di Bologna, Andrea Nanni, della Libreria dei Colli, un'istituzione. "Leggilo che ti piace". Era Tutto ciò che muore, e Andrea ci aveva visto giusto: ho finito nel giro di un giorno o due il libro, mi sono procurato in inglese i successivi, e da quel momento ogni libro di Connolly è un appuntamento immancabile. Charlie Parker, il protagonista dei suoi romanzi, è un detective fuori dall'ordinario: sopravvissuto al lutto della morte della moglie e della figlia, acquisisce nel primo romanzo capacità paranormali, e riesce a mantenere- a volte a prezzo del proprio equilibrio psichico - un tenue rapporto con le presenze dell'aldilà --- fantasmi, spettri, ectoplasmi. Intelligente, crepuscolare, con un pesante fardello di dubbi e paure, a volte non esita a farsi giustizia da solo, a uccidere o far morire avversari che nessuna corte di giustizia potrebbe realisticamente processare. Eh, già, perché i nemici di Parker sono metà uomini e metà demoni, serial killer, predicatori folli, discendenti di antiche sette, abitanti di remoti villaggi dove il Male ha permeato il suolo e l'aria, tutto il repertorio del bizzarro e del fantastico, per non parlare di creature come il Collezionista, che segue Parker per rubare souvenir dei vari assassini, o gli Uomini Cavi, individui semi invisibili e senza volto, ladri di anime. Non va messa in secondo piano un'altra geniale invenzione di Connolly, cioé Luis e Angel, i migliori amici di Parker, una coppia gay di assassini, uno smilzo e bianco, l'altro nero e gigantesco, che per simpatia col nostro lo aiutano quando il gioco si fa duro, e il pericolo diventa insostenibile.
Stilisticamente i romanzi di Connolly hanno una cifra molto particolare. L'autore - irlandese di nascita e residenza, ma profondo conoscitore degli USA e delle mitologie dell'American Gothic della costa est - ambienta le sue storie tra paludi e cittadine di provincia, tra Maine e South Carolina, nell'alveare oscuro e demoniaco degli States più profondi. Lo fa con originalità, coraggio, senza lesinare i colpi di scena sgradevoli, infliggendo al nostro Parker ogni sorta di tormento e tortura. Il tocco europeo si sente sempre, un po' come leggere certi fumetti americani ma scritti da britannici come lo Swamp Thing di Alan Moore o il Preacher di Garth Ennis.

Il libro che ho appena letto (o meglio, divorato) è il sesto della serie, e si intitola The Unquiet. Non è ancora uscito in Italia, e ci ritroviamo Charlie Parker, stavolta alle prese con un giro di pedofili con maschere di volatili sul volto, con un ex galeotto alla ricerca della figlia scomparsa, con una donna il cui padre, forse implicato nella storia della pedofilia, è a sua volta scomparso cinque anni prima. Come sempre, colpi di scena a profusione, il più inquietante prologo per quello che sarà il prossimo romanzo della serie, e il solito repertorio di orrori, umani e sovrumani, per parecchie ore di suspense serratissima.

Se non conoscete Connolly, i cinque romanzi precedenti, da leggere in sequenza stretta, sono Tutto ciò che muore, Il ciclo delle stagioni, Gente che uccide,  Palude, L'Angelo delle Ossa. Sono tutti in edizione economica, da Rizzoli, costano da 4.90 a 9.20 euro. Non avete scuse.

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