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Cuoredichina di Marco Lupoi

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Il libro delle facce, e l’universo delle relazioni “tattili”

Sono entrato relativamente da poco nel mondo del “social networking”, diciamo dalla seconda metà del 2006. Il primo contatto è stato Flickr, che proprio un “social network” non è. Ognuno mette le sue foto, guarda quelle degli altri, ci si scambia commenti, si scelgono come “amici” certi fotografi, in modo che le loro foto man mano che vengono inserite siano poi immediatamente visibili nella nostra pagina “contatti”. Certo, si conoscono anche delle persone, attraverso le loro foto, le immagini della loro vita, dei loro viaggi, della loro faccia, del loro corpo, si entra in una sorta di sottile relazione visuale/estetica/epidermica, e quando poi capita di conoscere dal vivo alcuni di questi individui, si ha la sensazione strana di virtualità e realtà che si toccano e coincidono, come se la materia toccasse l’antimateria, e per un attimo ci si aspetta l’esplosione nucleare. Ma Flckr resta uno strumento di viaggio, conoscenza, magari anche narcisismo, un modo per imparare a fare e riconoscere delle belle foto, E un vero trip visuale, non so come metterla. Vi basti andare a vedere l’applicazione “places“, che raggruppa le foto in base al loro geotag e – incredibile ma vero – alla loro “bellezza” (l’impalpabile “interestingness”). Mettere nel campo di ricerca qualsiasi luogo delle terra e troverete le foto più incredibili disposte nella maniera più accattivante. Io ho provato con Antrodoco, Cesenatico, Bologna, Monterenzio, e ogni volta si ripete una magia…

Ma il primo (e unico) mio esperimento di “social network” resta Facebook. MySpace non lo riesco a usare, ho una pagina che non tocco mai, mi sembra difficile da navigare, brutto esteticamente, ricolmo di pubblicità invasiva, caotico, rumoroso. Molto meglio Facebook, il “libro delle facce”, pur anche questo nella sua relativa inutilità.

Anzitutto Facebook mi piace perché è un universo chiuso ma allo stesso tempo aperto. Se andate dentro il sito e cercate la mia pagina, la troverete, ma solo chiedendomi di diventare vostro amico potrete entrarci e leggerla. In sé, le pagine non hanno niente di speciale. Io ci ho messo delle applicazioni che duplicano là dentro i post di questo blog, le mie foto Flickr, i post di Twitter. Poi ci sono un paio di test e poco altro. Ma la pagina più interessante è la “home”, la pagina che ogni utente ha che riporta cosa hanno fatto di recente tutti i suoi amici, in stretto ordine cronologico. Leggo quindi che una mia editor si preoccupa per le sue piante, che un amico di Los Angeles sta partecipando alla Fashion week, che i miei amici di Toronto partecipano a un festival di fumetto alternativo, che mio cugino che vive a Londra ha una nuova fidanzata. Le notizie che io ricevo sono quello che i vari “amici” mettono nella loro pagina, direttamente. Non verrò a sapere attraverso Facebook niente di veramente intimo e personale. Ma attraverso questi piccoli accenni, questi brandelli, questi istanti digitali, avrò una percezione tattile su come stanno persone che vivono in USA, Francia, Spagna o Canada. “Tattile” perché è come se fossi ad occhi chiusi, e di ognuno non capto che un brandello, un indizio, un momento, ma che basta a mantenere aperto un filo di comunicazione con persone che non vedrei – normalmente – che una volta all’anno o poco più. Già, perché, e questo è uno degli aspetti più vincenti di Facebook, le persone hanno tutte il loro vero nome e cognome, e di solito anche la faccia. E ognuno può decidere di accettare come “amico” chi gli pare (io di solito solo persone che conosco personalmente, più o meno). In una sorta di comunità collettiva e virtuale in cui convivono i miei amici veri di Bologna, collaboratori, autori di comics, colleghi di lavoro, amici che vivono nel mondo, cugini… Un mix impressionante, di connessione continua, che forse potrà far scuotere la testa a molti, ma che a me – dopo tutto – piace proprio.

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