Ci sono personaggi che uno ricorda dal suo passato, dall'infanzia, e che si sono permeati all'epoca di tali e tante valenze di originalità, simpatia o - come spesso per me - trasgressione, che ancora adesso ci provocano qualche brividino, quel soffio di pelle d'oca a tre centimetri dal gomito destro. Per me nel mondo Marvel i personaggi secondari amati e indimenticati sono ben strani... Dottor Strange, certi Difensori (Nottolone e Valchiria), Capitan Marvel, Sub Mariner, Pugno D'Acciaio, Nova, Gli Eterni, Shang Chi, Kull il Conquistatore, Dracula. Certo, seguivo e adoravo Uomo Ragno, Fantastici Quattro, Thor e tutti i "big", ma il piacere proibito di certe fascinazioni, di certe immedesimazioni un po' inconsulte, me li davano i personaggi di seconda fila, i comprimari. Come avrete capito dal titolo e dall'immagine di accompagnamento, il personaggio di cui voglio parlarvi è davvero semi-sconosciuto, davvero un personaggio da Marvel Zombi all'ultimo stadio. Si chiamava Iron Fist, ma fu ribattezzato Pugno D'Acciaio in epoche meno anglofone di quella attuale. Era Danny Rand, figlio ed erede di un grande industriale, che a nove anni viene portato sull'Hymalaia assieme ai genitori e a un collega del padre. Come da copione, i genitori muoiono, il collega ruba l'azienda, e il giovane Danny viene salvato dai guerrieri della mistica città di K'Un Lun, che solo ogni dieci anni si materializza nella nostra realtà.
Le storie originali di Iron Fist, apparse in Italia sul mensile in bianco e nero della Corno SHANG CHI MAESTRO DEL KUNG FU, avevano una patina di ingenuità che forse oggi farebbe sorridere, ma a me Danny Rand faceva impazzire. Il mito dell'eroe orfano allevato da una civiltà magica e sconosciuta un po' mi affascinava, e le sue storie, un misto di arti marziali ed esoterismo, avevano quel pizzico di trasgressione quasi sensuale che attorno ai tredici anni trovavo irresistibile. La vicenda editoriale di Iron Fist è stata a dir poco altalenante: una serie di storie di lancio, in cui esordì un John Byrne che aveva in nuce tutta la sua grandezza, un lunghissimo periodo in tandem con Luke Cage, Power Man... e poi un ventina di anni di buio, di piccole comparsate, di miniserie scarsissime.
Fino a Matt Fraction e Ed Brubaker. Fino all'Immortale IRON FIST. I due sceneggiatori hanno preso questo reietto dell'epoca dei film di Bruce Lee e l'hanno reimmaginato, andando alle origini. E se Danny Rand non fosse il primo Iron Fist. E se ne ce ne fossero stati altri, disseminati nei secoli. E se K'Un Lun non fosse l'unica città mistica, ma una delle tante?
Questo tipo di "moltiplicazione" del personaggio e/o della location di una serie a fumetti è un trucco narrativo più comune in casa DC che in casa Marvel, e devo dire che non mi è mai piaciuta molto. Mi sembra solo il modo per diluire l'importanza di un eroe e del suo mondo, annegandoli in un contesto più vasto.
Ma con Danny Rand/Iron FIst questo processo funziona. Dato che forse i suoi connotati psicologici e narrativi erano poco definiti, inserirli in una dinastia di Pugni D'Acciaio, in un multiverso di città incantate, contribuisce a dare prospettiva alla serie, e spessore allo stesso protagonista.
Il risultato è davvero una delle migliori serie Marvel oggi, che supportata anche da uno staff di disegnatori mezzo americano e mezzo spagnolo è sicuramente uno dei punti di forza del Marvel Universe attuale.
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Commenti
Francesco 26/mar/2008 00:39:12
Giacomo Brunoro 26/mar/2008 12:03:11
Davide Tarasconi 26/mar/2008 15:18:26
Giovanni 26/mar/2008 18:43:31
Filippo 26/mar/2008 23:13:56
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