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Cuoredichina di Marco Lupoi

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Packed lunch

E’ tutto in un sandwich il treno di pensieri che mi gira in testa, in un tardo pomeriggio di maggio a Londra quasi eccessivamente assolato, con la luce che si avventa sulle cose e sulle persone, sugli autobus rossi e i taxi che non sono solo neri, ma anche bianchi, gialli o persino rosa. Mi siedo da Pret-a-manger, una delle nuove catene di cibo rapido che imperversa in città. Ho fame, ma non è ancora ora di cena, voglio solo qualcosa di veloce che mi riempia lo stomaco. Prendo uno “slim pret” (vedi foto), un sandiwich fatto con il tradizionale pane in cassetta inglese, ma integrale, con i cereali, e farcito con pollo, maionese, insalata, credo un po’ di cumino o di curry, qualche chicco di sesamo. E’ fresco, morbido, buonissimo, cotto alla perfezione. Da bere, succo di mela biologico, anche questo fresco, senza conservanti, ottimo.
E mentre mangio, e guardo dalle vetrate passare la folla delle sei di sera, diretta a casa dopo il lavoro, o al pub o al ristorante, penso che in quel sandwich così perfetto c’è come il riassunto di trent’anni di evoluzione britannica. Sono venuto in Inghilterra la prima volta nel 1978, e a noi studenti che arrivavamo con la SIS (poi diventata EF) ci toccava mangiare sandwich a ogni piè sospinto, soprattutto negli infami “packed lunch”, i pasti al sacco che ci preparavano le nostre famiglie adottive per escursioni e gite: di solito erano due pezzi di pane in cassetta bianco e molle, spalmate di burro, con una fetta o due di un salume che forse in una dimensione parallela era prosciutto cotto ma che in quella Worthing o Brighton del 1978 era una sorta di generico surrogato rosa della carne.
In tre decenni, più di tanti altri paesi europei, io personalmente avverto questo incredibile salto quantico dell’Inghilterra, che oggi è senza dubbio una delle culle della cucina europea, dello stile, del buon vivere. La globalizzazione non è stata solo culinaria o culturale, ma anche commerciale, ovviamente.
In Oxford Street, in Regent Street, spariti pian piano gran parte dei negozi tradizionali, è tutto un fiorire di catene americane, giapponesi, italiane, francesi. Mac, Uniqlo, Urban Outfitters (ripensato molto più trendy rispetto alla sua versione USA), Muji, H&M, Zara… una globalizzazione cui resistono solo pochi temerari: un negozio di camicie, uno di souvenir pacchiani con la regina e il principe Charles. E in Neal Street, che solo 15 anni fa ospitava un negozio di scarpe fatte a mano, una mensa vegetariana, un negozio di fumetti, e uno di astrologia, è tutto un fiorire di negozietti di tendenza tipo Diesel, ancora Urban Outfitters, O’Neil, Freddy. Eccetera eccetera.

E’ tutto in movimento, la città che si fagocita e si ricostruisce. Il parco di Leicester Square sarà completamente ristrutturato. Ci sono almeno due nuove linee di metropolitana (di superficie), tante strade sono in rifacimento. Palazzi che ricordo da decenni sono spariti, per essere rimpiazzati da chissà quale nuovo esercizio di ardimento architettonico.

E io mi sento confuso e un po’ felice nella più antica delle mie città straniere, di cui ricordo ogni angolo, ogni libro comprato, ogni bancomat fatto, ogni birra bevuta, ogni corsa in metro. Familiare e straniero, per sempre a casa mia e per sempre visitatore di corsa. Per sempre qui, per sempre altrove.

Commenti

Da Londra a Cannes... Il consueto saluto dal Festival cinematografico più mediatizzato al mondo per segnalare a tutti gli appassionati di cinema d'animazione Walt with Bashir del cineasta israeliano Ari Folman che rivisita il massacro di Sabra e Chatila. Immagini impressionanti frutto delle migliori tendenze attuali del cinema d'animazione. More infos @ www.festival-cannes.fr/en/archives/ficheFilm/id/10778023/year/2008.html
Succo di mela col pollo? Bleah!
Trovo ottimo il connubio succo di mela e sandwich al pollo...probabilmente anche perchè nel tentativo di disintossicarmi dalla Coca Cola, bevo succhi di frutta allungati con l'acqua...pensa un po'!
Brand Parker? BranD?
trovo i tuoi reportage di viaggio sempre deliziosi, dalle piccole cose ai grandi (forse non ancora massimi) sistemi grazie ad un linguaggio molto colorito.ma non avevamo detto basta coi carboidrati? baci f.
Non sono l'italiano che si mette in valigia pacchi di spaghetti, amo gustare la cucina locale nei miei vari viaggi all'estero. E credo che la peggiore cucina mai provata sia quella londinese. Disgustato dal cibo preconfezionato in vendita nei supermercati, decisi di tentare con il classico fish & chips in un buon ristorante che si chiama qualcosa come "The swan", Bayswater Road, di fronte ad Hyde Park. Chiudendo gli occhi, non si riusciva a capire che cibo si stava mettendo in bocca. Insomma, non e' mangiando un panino in una catena di fast-food che si puo' giudicare la cucina inglese, non ti pare?