Era solo ieri sera che curiosando sulla rete, in campagna, ho letto che oggi ricorrono 20 anni dalla morte di Andrea Pazienza. E in quel momento, mentre fuori sulla valle imperversava un crepuscolo quasi wagneriano, di nuvole basse e grigie improbabilmente estive, dal random dell'iPod è saltata fuori Fiorella Mannoia a cantare
Ho trovato la combinazione paesaggio-memoria-musica magicamente riuscita, forse troppo oleografica per Pazienza, ma - in quel momento - almeno per me, perfetta. Vent'anni da quella notte del 1988 in cui se ne è andato, lasciandoci solo una manciata di libri a fumetti ma un'infinità di idee, di provocazioni, di poesia. Pazienza era un autore così completo che è uno dei pochissimi che sopravvive alla radio; il suo Pompeo, così gravido di presagi, ne era un fantastico esempio. Io me lo ricorderò sempre in quell'unica volta che lo conobbi, seduto al suo fianco a una tavolata a Lucca nel 1986, la famosa diciassettesima edizione ribattezzata "Lucca 20anni". Restai tutta la cena, da "Giulio", a sentirlo in silenzio, senza proferire parola, ascoltandolo e basta, e pensando a tutte le emozioni, a tutti i turbamenti, delle sue tavole su Frigidaire, alla sua Bologna del '77 spietatamente vicina e irraggiungibile, dipinta con il guizzo, la follia, il colore, il delirio, di un vero poeta delle immagini. Non sapevo che non ci sarebbero state più occasioni, ma solo "un po' di terra a San Severo, e un albero sopra". Un corpus di opere stordente nella sua intensità, ancora oggi attualissimo, ancora oggi ineguagliato.
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Commenti
Matteo 17/giu/2008 09:53:47
matteo tassinari 18/giu/2008 01:10:38
matteo tassinari 18/giu/2008 01:11:52
Fabrizio 18/giu/2008 13:58:04
matteo tassinari 24/lug/2011 05:39:23
matteo tassinari 24/lug/2011 06:31:50
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