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In the beginning - 10

B625_1_5 Quando l'editoriale Corno aveva del tutto interrotto le pubblicazioni, nell'estate del 1984, noi appassionati della Marvel eravamo rimasti costernati dal lutto. Uso il plurale anche se all'epoca non esisteva un fandom organizzato sulla rete, e non c'era modo di organizzare petizioni o raccolte di firme o mailing di massa. Semplicemente, i fumetti Marvel dopo quattordici anni di presenza nelle edicole italiane, con uno dei programmi più completi e onnicomprensivi fuori dagli USA, erano scomparsi del tutto, in seguito al fallimento della casa editrice italiana che li pubblicava. E quello che più colpiva è che nessuno aveva alzato la mano per dire: Fermi tutti! Prendo io la licenza. Non ci avevano provato Rizzoli, Mondadori, Bonelli,  la Cenisio, nessuno. Semplicemente, il mercato editoriale italiano considerava morti e sepolti i super eroi e nessuno voleva toccarli. Quello che i "grandi" dell'editoria nostrana ignoravano era che oltreoceano Marvel (e DC) stavano entrando in un'epoca dorata, dopo un breve periodo di oggettiva impasse in seguito al crollo del mercato americano delle edicole, e che autori come Frank Miller, John Byrne, Alan Moore, Chris Claremont, George Perez, stavano iniettando nuova linfa creativa nell'universo dei super eroi. Ma in quel momento, erano altre le passioni dell'editoria nostrana, e per oltre un anno i diritti Marvel in Italia restarono liberi, in un limbo che chi viveva e respirava di Marvel trovava oltremodo inconcepibile.

Poi, nell'ottobre 1985, le cose cambiarono. Avevo appena iniziato l'università e mi districavo tra Analisi I, Geometria I, Fisica I e Algebra. Non so se andavo o venivo dalla facoltà, ma guardando l'edicola a fianco di San Salvatore in una mattina autunnale trovai il primo albo di una nuova casa editrice: la Labor Comics, di Todi (PG). Era un albo brossurato, Match, che conteneva una selezione di albi di terzo (quarto?) livello della DC: Vigilante, Jonah Hex, Visitors (proprio l'adattamento della serie TV). Sinceramente mi chiedevo chi avesse avuto la follia di presentare una rivista con una selezione così assurdamente folle di materiale della casa editrice di Superman, Batman e dei miei amati Titani, ma a questa domanda se ne sarebbero ben presto accompagnate altre. Poco dopo uscì infatti Alien, su licenza Marvel, che ospitava alcuni titoli della linea "per adulti" Epic (tutte serie slegate dal mondo dei super eroi, e i cui diritti appartenevano peraltro agli autori). Anche qui, perché dedicarsi a Coyote e a Buzz Chronicles quando Spider-Man e X-men restavano nel cassetto? Ciliegina sulla torta, la Collana Labor, dedicata a un fenomeno che da qualche anno si stava affermando in USA,  le Marvel Graphic Novel, volumi autoconclusivi di 48 pagine firmati dai migliori autori. Solo che anche qui, la Labor aveva scelto solo titoli SENZA contenuto supereroistico, a partire da Raven Banner, storia di Asgard mitologica firmata da Charles Vess.
A tutte le mie domande avrei avuto risposta nel giro di pochi giorni. L'editore della Labor, tal Carlo Racanicchi di Todi (PG) contattò infatti Alassandro Distribuzioni per parlare - appunto - della distribuzione dei titoli nel circuito delle librerie specializzate, attività che relativamente da poco era stata avviata dalla libreria bolognese. Racanicchi chiese ad Alessandro se conosceva qualcuno esperto di fumetti americani, e Alessandro gli fece il mio nome. Si organizzò  quindi un meeting in libreria, direi di sabato pomeriggio, al quale fui invitato. Conobbi quindi finalmente quello che sarebbe stato il mio primo editore, un signore sulla quarantina, con i baffi e l'aspetto tipico da imprenditore rampante, che dal cuore dell'Umbria si era gettato un po' incoscientemente in quello dei comics. Carlo ci raccontò di come avesse sia un'azienda di antifurti a Roma, sia una tipografica a Todi, e di come durante un viaggio in USA quella stessa estate si fosse per la prima volte interessato al mondo dei comics, decidendo di provare a pubblicarli in Italia. Si era quindi presentato alla porta di Marvel e di DC a New York, e aveva negoziato una serie di diritti, quelli che avevamo visto in Match, Alien e Collana Labor. La scelta di non presentare super-eroi era stata un'idea di Racanicchi: "Non vanno più, volevo qualcosa di nuovo, di moderno, di attuale". Come potesse essere "attuale" il Jonah Hex di John Zuniga o il Visitors di Carmine Infantino, ancora oggi mi sfugge, ma a distanza di oltre vent'anni e conoscendo adesso bene come ragionano i licensors americani, sicuramente sia DC sia Marvel non potevano fidarsi di un editore esordiente, e gli avevano affidato "come test" dei titoli di terza-quarta scelta, per vedere come se la sarebbe cavata questo italiano bizzarro nel difficile campo dell'editoria a fumetti.
Quello che Marvel e DC non avevano previsto però era l'incontro tra Racanicchi e il sottoscritto. Questo disinvolto imprenditore umbro poteva raccontarmi quello che voleva, sulla sua trionfale missione oltreoceano, ma una cosa era certa: aveva bisogno di qualcuno che lo guidasse nel mondo dei comics, e non avevo alcun dubbio, nemmeno uno, che quella persona fossi io. Avevo vent'anni, un'incoscienza assoluta per certi versi, ma ero convinto che nessuno in Italia conoscesse all'epoca il mondo dei comics meglio di me, e che avrei potuto guidare Racanicchi e portarlo a fare un lavoro almeno dignitoso su Marvel e DC.
Non so bene e non ricordo di cosa parlammo quella sera, so solo che feci "una capa tanta" al poveretto, e che non solo mi feci assoldare sul campo come suo nuovo redattore-consulente, ma iniziai quel lavoro di persuasione che poche settimane dopo sarebbe sfociato nella decisione della Labor di dedicarsi ai super-eroi veri e propri. Ricordo solo le fasi finali della giornata, sotto una pioggia battente, nella macchina di Racanicchi ferma davanti alla libreria, con il sottoscritto che sommergeva il suo editore di idee e suggerimenti. Non so - in retrospettiva - che cosa aveva potuto pensare Racanicchi, o aspettarsi da questo ventenne un po' invasato (che dimostrava più anni di quelli che aveva, fortunatamente). Ma so che tornai a casa con una prima lista di cose da fare, tra cui scrivere l'introduzione di una delle graphic novel in arrivo, Killraven di Don Mcgregor e Craig Russell, e iniziare a dare suggerimenti su quali nuovi titoli da lanciare.

I primi giorni della Labor furono entusiasmanti. Armato solo di una Olivetti portatile e di un ufficio postale da cui spedivo per raccomandata espresso i miei pezzi a Todi, iniziai a scrivere articoli per i vari titoli, a dare suggerimenti per le collane presenti e future, e anche a tradurre (sostanzialmente tradussi tre graphic novel, X-Men, Starstruck e Conan, anche se solo la prima delle tre traduzioni venne utilizzata). Avrei voluto anche revisionare le altre traduzioni, che erano firmate da un'agenzia umbra, ed erano - come dire - un po' "tirate via" (in pratica, inventate di sana piante). Ma ricordo che ne parlai al telefono con Racanicchi e non trovai molto ascolto. Mi ero indignato per una frase "beyond the mortal ken", dove "ken" (conoscenza) era stato lasciato "ken". E Racanicchi cercò di farmi credere che in Italiano si diceva davvero "Oltre il ken mortale". Cioé, ken, tipo il marito di Barbie. Oppure il guerriero?

In inverno, a inizio '86, riuscii finalmente ad andare a Todi e a vedere fisicamente la Labor. Non avevo ancora una macchina in grado di superare l'Appennino e quindi mi feci accompagnare da mia madre, che era diretta in Lazio al suo paese d'origine, e mi lasciò a Todi, dopo aver superato una bufera di neve sulla E45 (in cui peraltro guidai io, e non so ancora come ne uscimmo vivi data la mia assoluta incompetenza alla guida).
Ricordo la visita guidata alla tipografia Labor, le discussioni sui futuri piani editoriali (il lancio di un primo mensile antologico dedicato ai super eroi, che si sarebbe intitolato MARVEL, la proposta di un analogo titolo DC con dentro Superman, Batman e Teen Titans, la nascita di una collana di volumi cartonati con la migliori miniserie DC e destinati solo al nascente mercato delle librerie specializzate in fumetti). Ricordo soprattutto una cena, io e Racanicchi, a base di specialità umbre, in cui l'editore mi raccontò delle sue vicende: di come si fosse alternato tra il campo degli antifurti e quello della tipografia, dei suoi viaggi in Africa e l'amicizia con Bokassa (o era Idi Amin?). Mi dispensò quindi tutta una serie di consigli paterni, forse intuendo la mia carenza nel settore, il più illuminante delle quali era "Non regalare mai campionature a nessuno, perché altrimenti si perde il valore di quello che fai". Forse da quel giorno, se mai avevo concepito esplicitamente il bisogno di una figura paterna supplente, capii che non l'avrei certo trovata lì, e in generale da nessuna parte, e iniziai a rassegnarmi a farmi da genitore da solo.

Ma questa è un'altra storia. Adesso siamo nel gennaio 1986, il secondo anno della Labor Comics, con Marvel in lavorazione, e i primi colpi di scena già dietro l'angolo...

10 - Continua

Commenti

Scrivi molto bene... ma davvero molto... e la voglia di sapere come va avanti si fa impellente.

considerato che sei in vacanza non prendi riposo. Forse, spremere le meningi non lo consideri faticoso. Questo è essere geniali..O no? con tutto il mio rispetto e simpatia

considerato che sei in vacanza non prendi riposo. Forse, spremere le meningi non lo consideri faticoso. Questo è essere geniali..O no? con tutto il mio rispetto e simpatia

Bello, bello, bello. Il modo in cui le vicende dei nostri amati universi supereroistici e la storia editoriale della Marvel in Italia si intreccia ai tuoi ricordi personali... Adoro questa serie di articoli!

Caro MML,
ti scrivo da Berkeley, dove mi sono trasferito per fare un master di un anno a UC Hastings, San Francisco.

Leggo con piacerissimo i tuoi post. Questa nuova serie di post sulla tua storia è, poi, a dir poco fantastica e gustosissima!!!

Sei sempre il numero uno, l'immenso MML che ho conosciuto per la prima volta a Cremona ad una presentazione sull'UR e che ho avuto come idolo fin da quando ero appena liceale...

Grande MML!

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