I primi mesi del 1986 furono tutti in preparazione del lancio di Marvel, la rivista mensile dedicata ai super eroi della Casa delle Idee che non senza fatica avevo convinto Racanicchi a lanciare. Evidentemente l'idea aveva lentamente preso piede, e man mano che si avvicinava il lancio sembrava che il progetto fosse sempre più sostenuto dalla casa editrice. L'idea era lanciare un contenitore, qualcosa per riportare in edicola Spider-Man e soci, e successivamente da questo mensile proporre testate autonome per i personaggi che si fossero dimostrati più amati. Scelleratamente forse, non si decise di lanciare semplicemente un mensile de L'Uomo Ragno, ma preferii/preferimmo (difficile dire dove finivano i miei propositi e iniziavano le idee del mio editore) un approccio molto più innovativo e moderno (scelleratamente tale, oserei dire).
Come punta di diamante di Marvel non avevo dubbi: dovevano essere gli X-Men di Claremont e Byrne. Erano già allora la serie più venduta in USA, decisamente la migliore come qualità, e poco importava che in Italia avessero avuto una vita editoriale frammentaria e a singhiozzo: nella mia visione del mondo, erano loro che dovevano fare la parte del leone. Poi ovviamente l'Uomo Ragno, Hulk e poi il Devil di Frank Miller, l'altra grande serie che in USA aveva conquistato tutti i possibili allori. In seguito ci sarebbero stati i Vendicatori, i Fantastici Quattro, Capitan America (anche se con 64 pagine al mese non si capiva con che ritmo avremmo potuto pubblicare tanto ben di dio).
Come starting point delle varie storie, ovviamente, non ebbi alcun dubbio. Si doveva partire da dove si era interrotta l'Editoriale Corno nel 1984. Poco importava se le storie immediatamente successive di varie collane fossero onestamente dei prodotti di secondo o terzo piano e che con qualche taglio chirurgico si potesse forse cominciare da un punto più strategico, più leggibile e di miglior qualità. La mia mentalità era rigidissima, il vangelo erano le varie cronologie che a mano avevo compilato negli anni con i titoli e le date delle diverse collane Marvel, ed era impensabile passare da AMAZING 219 della Corno all'AMAZING 238 della Labor, si doveva passare dal 220, dal 222 etc, anche a costo di sacrificare l'aspetto più commerciale (aspetto di cui all'epoca non sapevo nulla e di cui relativamente mi importava).
Questa scelta di certo aiutò a mantenere il filo con le generazioni cresciute a suon di Marvel-Corno, e perlomeno diede una continuità a gran parte delle serie più classiche. Quando anni dopo, altri editori lanciarono serie tradizionali come Iron Man saltando a piè pari anni e anni di storie, si sono creati "buchi" narrativi praticamente incolmabili, così come si è rivelato incolmabile il "buco" nella serie Hulk che mi toccò operare ai tempi della Star Comics... ma questa è un'altra storia.
La preparazione di Marvel non comportava solo la scelta delle storie, e la loro traduzione (nelle quale mi impegnai direttamente, con l'aiuto di un amico o due). C'era anche da imbastire un apparato redazionale, e in questo aspetto non avevo dubbi: l'albo avrebbe avuto una prefazione (per spiegare chi erano gli eroi e "dove eravamo rimasti" dopo la loro ultima apparizione italica) ma anche delle "note", degli appunti di lettura che potessero gettare luce su tutti i retroscena Marvel: autori, storia, cronologie. Fin da ragazzino, da lettore, avrei voluto leggere negli albi informazioni su questi aspetti, e trovandomi nel ruolo di redattore non potevo che dare ai miei lettori lo stesso tipo di apparato editoriale che a me interessava.
Uscì finalmente Marvel, nella tarda primavera 1986. Lo aspettavo in maniera spasmodica, temevo che nella fase di confezione qualcosa andasse storto, etc. Invece, sorprendentemente, andò tutto bene, a parte qualche refuso (non esisteva la figura del proofreader-correttore di bozze, introdotta nei comics italici solo all'epoca di Marvel Italia, e ancora oggi misconosciuta in tante realtà).
Nel frattempo...
A parte Marvel, la Labor aveva lanciato in casa DC una serie di libri cartonati solo per le fumetterie, con dentro Superpowers (una orrenda serie para-kirbyana scelta da Racanicchi) e Sword of the Atom (una delle migliori prove di Gil Kane, scelta dal sottoscritto). Con la DC si era iniziato a discutere della famosa rivista antologica con Superman, Batman e Teen Titans, e ricordo che avevo anche stilato un piano editoriale provvisorio che comprendeva Man Of Steel, le storie dei Titans a partire dal loro prologo, e non ricordo più quale storia di Batman loro contemporanea.
In casa Marvel finalmente Racanicchi si era deciso a dare una sterzata supereroistica a Collana Labor, ed erano arrivati gli X-Men (Dio Ama, l'Uomo Uccide, la mia prima traduzione) con in progetto anche She-Hulk e Conan.
Non ero più andato a Todi, ma tutto filava liscio con le mie spedizioni di pezzi e di materiale ogni venerdì sera, e avevo anche riscosso la mia prima fattura: erano qualche centinaia di migliaia di lire, ma per me un'enormità, i miei primi soldi guadagnati con la professione dei comics, e li spesi subito tutti o quasi per una borsa professionale, una Mandarina Duck nera come andavano di moda all'epoca e che adesso sembra un po' un pezzo d'antiquariato.
Per far fronte alla mole di progetti in corso o in preparazione, Racanicchi si era anche affidato a un pubblicitario/vignettista/grafico/illustratore della zona, tal Sergio Cavallerin, destinato a diventare una delle mie persone di riferimento negli anni a venire. Sergio - con la passione del fumetto da sempre - aveva alle spalle l'autoproduzione di una rivista umoristica, Tratto (ribattezzato poco fortunatamente Tratto Crack nella fase finale della sua vita). Credo avesse contattato lui Racanicchi per una collaborazione, oppure era stato il contrario, ma fatto sta che finalmente c'era alla Labor una persona responsabile che capiva come si faceva una rivista e che poteva guidare la casa editrice in quel momento così delicato di decollo.
Il problema fu... che prima di poter decollare veramente, la Labor si avvitò e morì, quasi all'istante. Dopo l'uscita di Marvel 1, il numero 2 iniziò a tardare, e un po' tutte le pubblicazioni. Sergio mi spiegò che c'erano dei problemi, che la proprietà della Labor (tipografia e/o azienza di antifurti) aveva grandi problemi di debiti che i fumetti, per quanto potessero funzionare, non erano in grado di coprire.
Ricordo che all'inizio dell'estate tornai a Todi, non riuscii a vedere Racanicchi (che - si dice - si preparava a scomparire, addirittura a fuggire in Africa). Sergio mi fece fare un giro per gli uffici, mi invità a portarmi via tutto quello che poteva servirmi, perché quelli erano gli ultimi giorni, di lì a poco sarebbe scomparso tutto. Mi portai via un borsone di campionatura Marvel e DC, quelle che sarebbero servite per riviste e albi destinati a non uscire mai, e anche le pellicole originali della copertina di Marvel n. 2, che per anni sono rimaste a languire in un cassetto, un ricordo firmato Dave Cockrum di un progetto nato per implodere.
E così, a cavallo tra la primavera e l'estate del 1986, finì la sua corsa la Labor Comics, l'editore di fumetti più effimero della storia del fumetto italiano, ma grande labor-atorio per quello che sarebbe stato il passo successivo della Marvel in Italia: la Star Comics.
Le energie "magiche" di Stan Lee e dei suoi eroi erano state sprigionate, e non potevano più rimanere nel cassetto a lungo...
11- continua
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Commenti
imp.bianco 26/ago/2008 01:21:26
Francesco Trentani 26/ago/2008 08:16:46
uomoragno.org 26/ago/2008 09:22:47
raes 26/ago/2008 20:55:49
MS 26/ago/2008 22:47:45
L'Alelph dello Jerma 28/ago/2008 13:23:33
qohelet 28/ago/2008 23:02:41
Chris Butcher 16/set/2008 13:43:21
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