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Cuoredichina di Marco Lupoi

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Avrete notato che sto postando meno su queste colonne. Il motivo, non riesco a dirlo in altro modo, è che sto attraversando uno di quei periodi di “troppa vita”: troppo lavoro, troppa interazione, troppa vita sociale, troppe cose che succedono, amici in visita, viaggi, cene, etc. E se dico “troppo” voglio dire in realtà “molto”, oppure “così tanto, che non mi restano le forze intellettuali e fisiche, a volte, per mettermi al computer a mezzanotte a scrivere il mio spazio blog per Nova100.

Ma di cose da dire, da raccontare, ce ne sono molte, in queste settimane di inizio anno 2009 (“so far so good”, mi viene da dire, pensando a volte a quel che ripete un uomo che cade dal trentanovesimo piano finché non si spiaccica a terra).

Al cinema ho visto MILK di Gus VanSant. L’hype su questo film era altissima, e non mi ha deluso. VanSant ha una cifra stilistica su cui insiste, un mix di stili, di filmati d’epoca veri e falsi mischiati a scene più tradizionali, ha un’estetica fatta di immagini riflesse e viste attraverso foto, schermi, vetrate, una macchina da presa che oscilla tra passato e presente, anticipa gli eventi, vibra impazzita subito prima e subito dopo un avvenimento cruciale, si avvicina sul primo piano e si allontana su scene di massa che faranno piangere anche i più coriacei. VanSant ha a volte un occhio clinico, un distacco amoroso, che rende agghiacciantemente belle anche le scene più terribili, e altre uno sguardo completamente avvinto, sensuale, erotico nello spogliare e nel rivestire i suoi protagonisti, nel mostrarcene le miserie e le glorie, impietosamente con tutti. Ho trovato bellissime le scene d’amore, intense e non scontate, fuori da ogni stereotipo, emozionanti quelle di massa, perfette quelle di violenza (quel bianco impossibile, quella luce completa, davanti alla banalità del male). Ho trovato meno belle alcune parti didascaliche, documentaristiche, comunque funzionali al racconto della vita di un uomo come Harvey Milk. Infine, ovviamente, ho trovato perfetta la recitazione di Sean Penn, che non si tira indietro davanti a nessun ruolo, e riesce a ricostruire la mimica e lo sguardo del vero Milk (come si vede nel clip finale della sigla) con una operazione di mimesi recitativa perfetta, da Oscar. Bravissimo anche James Brolin, con la scena finale in cui aspetta in silenzio l’alba in mutande sul divano assolutamente agghiacciante e piena di presagio, più di qualsiasi scena di isteria che avrebbe potuto essere inserita.

A latere del godimento estetico per il film, tuttavia, sono uscito dal cinema con una grande tristezza. L’America intollerante, bigotta, omofoba del 1978 è ancora lì, solo apparentemente “evolutasi” da tre decenni di conquiste e di diritti: e se allora Milk riuscì a sconfiggere la Proposition 6, che toglieva ai gay i diritti civili, nel 2008, nella stessa California, non si è sconfitta la Proposition 8, che ha abolito i matrimoni omosessuali lo stesso giorno in cui il mondo applaudiva l’elezione del primo presidente Afro – Americano. Segno che certe discriminazioni sono dure a morire, e che il cancro del bigottismo e dell’intolleranza si è radicati in maniera ancora più insidiosa e profonda in occidente in questi tre decenni, alimentato dal generale afflato di fondamentalismo sessuofobico portatoci in regalo dalla globalizzazione.



Commenti

Hai ragione su Van Sant; paradossalmente, si è così "abituati" al suo linguaggio e al suo stile che quando li usa per un film del suo chiamiamolo filone più main-stream quasi non ci si fa caso, si tende a pensare: ah sì, ma è Van Sant, è normale. Invece quello che scrivi va sottolineato. Nonostante qualche caduta (che il maledetto Van Sant in questo tipo di film deve comunque infilare, accidenti a lui), e nonostante qualche punto debole determinato appunto, secondo me, dall'essere comunque main-stream, l'ho trovata una gran bella visione. Sean Penn è un GIGANTE.
visto qualche giorno fa, Milk, un buon film, "americano" come lo poteva fare Gus. Mr. Pen mi è risultato quasi simpatico per la sua bravura. Ma soprattutto un film sull'uomo, sull'umanità, e non ce nè mai abbastanza.