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Cuoredichina di Marco Lupoi

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Ancora Mad Men

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E' buffo che alla fine, la sensazione più forte che si prova guardando Mad Men (in onda la domenica su CULT, su Sky) sia il senso di pericolo, di minaccia. La serie dipinge gli anni '60 attraverso le vicende di un gruppo di pubblicitari di (Mad)ison Avenue, rappresentati impietosamente e con un occhio crudelissimo, sempre pronto a sottolinearne le miserie, le ipocrisie, la mancanza di "correttezza politica".

I neri sono solo inservienti e camerieri, le donne sono oggetti, umiliate, violentate, tra l'indifferenza di un mondo maschili che non riconosce loro alcuna dignità, alcun diritto. I gay restano ben chiusi nell'armadio, le famiglie felici picchiano i figli e quando vanno su un prato a fare un picnic, scuotono la tovaglia e abandonano i rifiuti sotto il cielo, a marcire in una temperie dove il biodegradabile e l'ecologico sono concetti non ancora inventati. In Mad Men, la metafora della pubblicità, della menzogna organizzata, si estende ben oltre l'ambiente lavorativo. Ogni personaggio mente, mistifica, nasconde, gioca a essere quel che non è, tradisce, inganna. Dopo un po' di puntate che si vedono, questa onda di manipolazione inizia a pesare, è come una cappa. E il fatto che si tratti degli anni '60, di una America, di un mondo, che potremmo dire "superati", non è consolatorio: ci si dice "adesso è tutto diverso", ma non basta a sollevare il morale: gli orrori degli anni '60 sono per certi versi storia antica, ma anche nella loro negazione attuale della "politically corretness" ne vediamo tutta l'ombra, tutto il sopravvivere nel sottotesto anche nel XXI secolo, come una memoria genetica mai superata, un retaggio sempre presente.

Gli ultimi episodi mandati in onda, quellin finali della stagione 2 ,



(SPOILER —- ATTENZIONE)



sono assolutamente magnifici, e assolutamente paradigmatici di questa interpretazione della serie. Man mano  i personaggi ESCONO dalla prigionia di finzione – Don si perde negli eccessi della California, nella verità del suo passato, nel grido di un'onda sull'oceano; Peggy si prende il suo spazio come prima donna "account" dell'agenzia; Kurt fa il coming out; Peggy perde pian piano il suo equilibrio –

Nell'uscire dalla finzione, il conflitto con l'ambiente circostante è così estremo, che lo spettatore davvero si sente travolgere dall'empatia, dal senso di liberazione e di pericolo che nasce da quella liberazione.

E il grido di Don mentre si lascia andare nell'oceano sembra essere il grido intero di una generazione, di un mondo che si lascia sommergere dall'impossibilità di esistere, e vuole lanciare il suo ultimo grido di rabbia verso il cielo.

Commenti

Ok...non posso più perdermela!!!
'ccidenti. ci sono talmente tanti lavori buoni ultimamente in fatto di serial [certo, anche tanti lavori mediocri e pessimi...ma visto che la produzione sta diventando sterminata c'è spazio per tutti, no?] che è difficile riuscire a seguire tutto ciò che merita