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Cuoredichina di Marco Lupoi

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In the beginning – 12


new york, 1986
Inserito originariamente da Mr. Mark

Era l'estate 1986. La Labor era indubbiamente morta, defunta, kaputt, Una parte di me se l'aspettava quasi, erano tante e troppe le aree grigie, le incompetenze, gli aspetti paradossali di un editore tanto inesperto alle prese con qualcosa di così colossale come la gestione di DC e Marvel insieme.

Ma non immaginavo che ironicamente il prossimo candidato a gestire i diritti Marvel sarebbe stato ancora una volta un editore umbro, nonché esordiente, con ben altri risultati.

A distanza di pochi giorni dalla mitica visita a Todi in cui avevo visto "de visu" la smobilitazione della Labor, mi chiamò Sergio Cavallerin per dirmi che aveva forse trovato un nuovo investitore, tale Giovanni Bovini, che possedeva una piccola tipografia in provincia di Perugia, ed era interessato a cercare di ottenere i diritti della Marvel.
Non c'era da scherzare, stavolta, bisognava andare dritti al sodo. Il progetto era proporre L'UOMO RAGNO, come mensile da 32 pagine, mettendoci in appendice i Fantastici Quattro. Era necessario un sommario minimale, senza rischi, niente voli pindarici con X-Men o Devil, ma insistendo invece con i due fumetti Marvel che maggiormente erano stati presenti nelle edicole del decennio precedente. Il progetto fu preparato (battuto a macchina con la mia Olivetti e spedito a Perugia per posta espresso) e a quel punto Cavallerin e Bovini iniziarono a trattare con la Marvel attraverso l'agenzia che la Casa delle Idee utilizzava all'epoca, vicino Milano. Non seppi mai quali furono le fasi della trattativa, dove e come si incagliarono, ma vero è che la certezza dell'accordo arrivò solo in autunno, e che iniziai quindi solo in quel periodo a riprendere in mano l'intera gestione del mensile, di cui firmavo editing, testi, e persino la traduzione, un lavoro quest'ultimo che ho sempre amato ma cui mi sono sempre dedicato solo in misura omeopatica.

Prima di arrivare a quel punto, però, mi aspettava nell'estate 1986 un evento che in qualche modo poteva essere propedeutico agli sviluppi futuri… il mio primo viaggio a New York, nell'agosto di quell'anno.
Nel 1985, a Bologna, avevo stretto amicizia con una ragazza di una dorata famiglia borghese del Westchester, un personaggio che oggi nel ricordo mi può sembrare sbucato da un romanzo di Tom Wolfe o da un racconto del New Yorker.
L'anno dopo mi invitò a passare un mese da lei, e mi ritrovai quindi sull'altra sponda dell'Atlantico, a vedere per la prima volta i canyon di cemento armato, i ponti e i depositi d'acqua della Grande Mela, come fossero usciti da un fumetto di Frank Miller.
I miei ospiti americani erano tutti bellissimi, tutti perfetti, tutti ricchissimi: una casa da sogno sull'Hudson a un'oretta dalla City, ogni giorno pendolarismo in città del padre e della madre per fare il dirigente lui e l'avvocato d'assalto lei, una situazione di bellezza e di agio come poche volte mi è capitato di vedere in vita mia. E vissi per un mese tra il Westchester e New York, cercando di cavarmela come un ventunenne un po' (molto) fuori dal suo ambiente, e "cavarmela" è la parola giusta dato che a un certo punto l'intera famiglia partì per una vacanza in un qualche resort, lasciandomi da solo per dieci giorni in quella casa da sogno. Non mi persi d'animo e ricordo con soddisfazione scellerata e controfobica la volta che andai da solo in macchina nel New Jersey prima e a Manhattan poi, indovinando tutti i ponti e i parcheggi. O quando me ne presi il treno e andai da solo, completamente solo, a Washington e a Philadelfia.
O quando una mattina telefonai alla DC Comics (non mi azzardavo a chiamare la Marvel, o forse non c'era la persona giusta) e dissi che ero l'editor della Labor Comics e mi sarebbe piaciuto visitare la redazione.
Così, per la prima volta, entrai nel palazzo dell'editore di Superman, che all'epoca era (direi) al 666 di Fifth Avenue. Mi accolse Phyllis Hume, che poi sarebbe stata per oltre quindici anni il mio principale contatto alla DC Comics. E conobbi quella mattina Keith Giffen, Joey Cavalieri, visitai gli uffici, e mi resi finalmente conto di come lavorava una grande, vera, casa editrice, con i suoi uffici ricolmi di gente, la frenesia della gente che andava da un piano all'altro, e il ronzio creativo sempre avvertibile in ogni momento. Nel 1986 la DC andava per la maggiore, mentre, ironicamente, era la Marvel a battare la fiacca nel momento peggiore dell'era Shooter, come ben spiegai in un lungo pezzo su quel viaggio che scrissi per Fumo di China al mio rientro.
Ma non dovevo sputare nel piatto in cui presto avrei mangiato, dato che poco dopo il ritorno a casa arrivò la notizia che potevo iniziare a lavorare al nuovo UOMO RAGNO che sarebbe finalmente uscito dalla casa editrice di Bovini… una casa editrice che venne battezzata…. STAR COMICS!

12- continua

Per le 11 puntate precedenti vedi qui.

Commenti

Ciao Marco, mi piacciono molto i post in cui parli dei tuoi inizi, mi fanno ricordare un po' anche i miei da lettore di fumetti, ricordo che divoravo i tuoi editoriali su "L'Uono Ragno" e che mi incuriosiva quel nome con le due M iniziali. Ti saluto e aspetto la prossima puntata di "ITB". Ciao, Alessandro.
Marooooo ... ed io mi son perso 12 di queste bellissime puntate ? corro a rimediare !
Grande Marco, leggo sempre con estremo interesse questi tuoi racconti che trasudano emozioni e ricordi davvero unici. Spettacolo!!!