Non credevo mi colpisse tanto, vedere l’ultima puntata di Sentieri. Me l’ha passata Giorgio Lavagna, trovata in rete, memore della mia passione per questa soap storica durata 72 anni in America e proposta in Italia dal 1982.
Una soap o teleromanzo, chiamatelo come volete, che iniziai a vedere alla fine del liceo, nel 1983/1984, e che mi accompagnò per una decina d’anni, ogni giorno, finché i ritmi di lavoro non resero impossibile vedersi ogni giorno dopo pranzo questa ora di televisione, con i suoi meccanismi, i suoi eroi, le sue eroine, i suoi “villains”.
Non mi sono mai vergognato di vedere Sentieri, non l’ho mai percepito come un sottoprodotto culturale o come un prodotto spazzatura per casalinghe inquiete. In Sentieri, soprattutto nei suoi anni d’oro, c’erano trame gialle con delitti, personalità multiple, serial killer, gente che moriva e tornava dalla tomba, archeologi che tenevano donne nascoste in soffitta. Ma anche vicende drammatiche, come stupri, violenze domestiche, gravidanze nell’adolescenza. E soprattutto, le storie d’amore. Spesso ironiche, surreali, avversate, contrastate, ma nella loro essenza immortali: uomini e donne che si amavano, si inseguivano, si lasciavano, si tradivano, si ritrovavano, magari uno dei due moriva, o anzi, no, poi tornava, e il ciclo ricominciava. Non riesco a immaginare quanto mi abbia colpito questo programma, che essendo quotidiano si insinuava nella vita, diventava una sorta di specchio, in cui ci si immaginava, ci si identificava, si sceglievano i campi in cui stare, si amavano o si odiavano i vari buoni o i vari cattivi, le varie eroine e i vari eroi. Il mio preferito? L’avvocato Ross Marler, ovviamente, prima vittima della seduzione di Vanessa, poi con la sua moglie schizofrenica Carrie e quindi impegnato con la giovanissima Blake, figlia di una sua ex, in una relazione inter-generazionale molto audace all’epoca. E tra le donne un po’ tutte, le stesse Blake e Vanessa, ma anche Reva (ovviamente Reva, naturalmente Reva, protagonista indiscussa numero uno per vent’anni) e Harley e Alexandra Spaulding, ovviamente, la matriarca della potente famiglia che fungeva da anima nera dell’immaginaria città di Springfield.
Ora Sentieri in America si è concluso, dopo oltre 15.000 puntate e 72 anni di programmazione, vittima di un generale calo di interesse per le soap operas giornaliere, ma anche di una produzione che si è andata rendendo sempre più sciatta negli anni, abbandonando la grande tradizione di sceneggiatura degli anni ’80 e primi anni ’90 e passando ultimamente a una produzione tutta in esterni che cozzava pesantemente con il classico look da teatro di posa, con quella staticità teatrale che imponeva la sospensione dell’incredulità e tutto rendeva giustificato e giustificabile, incredibilmente credibile.Nella puntata finale, pazzesco a dirsi, ci sono tanti personaggi che non conosco o non riconosco, dopo tre lustri di assenza, ma al centro della vicenda ci sono sempre loro, gli eroi classici di Sentieri. Phillip insieme a Beth, Rick che sposa Mindy, Alexandra e Fletcher Reade che partono insieme, dopo la morte di Alan. Blake che si rimette insieme a Frank. E poi loro, Reva e Josh, che tornano ancora una volta (la millesima) a ritrovarsi: lei è invecchiata e gonfia, lui si è tenuto bene, pur incanutito. ma sono proprio loro, gli amanti impossibili di Springfield, che si sono amati e ritrovati e lasciati infinite volte, amandosi ma senza la possibilità di poter mai stare veramente insieme in pace e trovare il loro destino.
E finalmente si trovano, davanti al faro che è stato il simbolo di Sentieri, e salgono sul furgone Ford di H.B. Lewis, padre di Josh e antico marito di Reva, e vanno via, con la musica che sale, la scritta THE END, un groppo che mi viene, un brivido forse, davanti a questo pezzo di vita che se ne va, ma lascia comunque i suoi sogni, le sue idealità romantiche un po’ banali e un po’ imprevedibili e forse più fuori dagli schemi di quanto non si pensi, con i loro picnic al parco, le loro fughe in montagna lontano da tutto, le notti davanti al caminetto, gli inseguimenti e il prendersi e il lasciarsi e l’amore fatto, perduto, ritrovato, infinite volte.
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Commenti
davide 27/ott/2009 14:43:01
Marcello 06/apr/2010 18:39:08
Giada 11/apr/2010 18:14:22
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