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Cuoredichina di Marco Lupoi

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Quando sorge la terra

Nova011 Quando sorge la terra, oltre l’orizzonte lunare, e l’aria di Attilan sembra quasi cambiare spessore e prendere un tocco del verde e del turchese del pianeta da cui proviene, mi alzo dal letto in cui ho dormito un sonno senza sogni, e percorro nudo la stanza, verso la teca di vetro che contiene il mio costume da centurione Nova Primo. Il mio corpo è quello giovane e leggero di Richard Rider. Non ci sono specchi, ma ormai lo conosco, so la forma delle dita, il peso del respiro, come sono i suoi piedi, i muscoli delle sue gambe, sento la sua lingua in una bocca che non è la mia. Il mio corpo è quello di Richard Rider, ma la mente è quella di Marco M. Lupoi, anno di nascita 1965. Età corrente: 22 anni. Età cumulativa delle cinque clonazioni: 244. Due secoli fa, matematico, e poi editore di fumetti, e poi viaggiatore, scrittore, psicoterapeuta, cuoco, contadino, resistente, pellegrino, invisibile, reietto, vittima, carnefice, scomparso, ritrovato, padre, figlio, amante, marito, e ancora scrittore, ideatore, forgiatore, di quello che sto vivendo adesso. Qui e ora.

  

Un qui che non è un luogo, ma la matrice del sogno, uno dei Dream Weavers che in ogni città del pianeta permettono il salto dalla realtà al Piano Tangente, all’iper-virtualità in cui ogni film, videogame, romanzo, libro, fumetto, storia di secoli di narrazione si fonde, e in cui – pagando, s’intende – possiamo ESSERE Nova Primo o Batman o Alice o Jonathan Fox o il Genio delle Ombre o Alessandro Magno, esserlo nella carne nelle sensazioni, e sperimentare tutto, vivere tutto. Pagando, s’intende…

Perché anche nella Tangente sopravvivono le caste, le piramidi sociali. Ci sono i pariah, quelli della classe sub proletaria dell’immaginario, che per pochi crediti fanno il salto per assistere alla Guerra Kree-Skrull o all’Invasione Segreta o alla caduta di  Troia, e ci entrano come pedine, come comparse, gente tra la folla, soldati nella schiera, assistendo a tutto ma impossibilitati a interagire, meri spettatori, che sentono la pioggia che cade, o il freddo del vento, ma sono come passeggeri in un corpo non loro, incantati da quello che vedono, o atterriti.

A un livello intermedio, si può entrare nel corpo di uno dei protagonisti, ma sempre come passeggero. Sentire il corpo di Ben Grimm, respirare come lui, colpire ed essere colpito, o viaggiare nello spazio, sventrare ed essere sventrato in una battaglia alla baionetta di titanio sui bastioni di Orione. Ma sempre senza poter agire. Un cinema sperimentale, dove il massimo terrore e la massima estasi sono richieste e accordate.

Infine, per chi nella matrice della Tangente ci è sempre stato, per chi l’ha creata, con i suoi ricordi e con le idee e le fantasie di ere con più sogni e più illusioni, o per chi ha può permettersi un canone di 100.000 crediti/mese, esiste l’Accesso Illimitato. In cui diventi Richard Rider o Harry Potter o Wally West, e voli nel cosmo, manipoli la magia, o corri più veloce della luce, e puoi interagire, vivere, amare, senza alcun limite, in uno spazio tangente dove il virtuale è reale, e ogni ferita, ogni colpo, ogni boccone che mangi, ogni orgasmo, sono veri, sperimentati, una vita più vera del vero.

Una vita in cui adesso sono Nova Primo, centurione di Xandar, amante di Gamora, la più letale assassina dell’universo, e di Peter Quill, alias Starlord (che credo essere rispettivamente un programmatore di Texarcana, e una sedicenne ragazzina genio di Kuala Lumpur, ma ha poca importanza). Nova Primo che esce sul balcone del terrazzo del suo appartamento, nella reggia di Freccia Nera su Attilan, nella zona blu della luna, e prende l’ultima boccata di aria, questa aria sintetica che nell’ipervirtualità è più metallica di quella che respirerei sulla terra. Poi afferra l’elmetto, lo calza, sente il ronzio che annuncia la partenza del respiratore, sente la sua pelle quasi fondersi con la fibra del costume, diventare come d’acciaio, e si stacca e vola ed è in pochi istanti fuori dall’atmosfera di Attilan, con il vuoto assoluto dello spazio che lo avviluppa, e la temperature impossibile che a malapena la tuta riesce a sopportare, e davanti a lui le navi della flotta Kree, pronte alla guerra, con gli Shi’ar  e gli Skrull in lontananza, in orbita attorno a Marte, e la battaglia che sta per iniziare.

Quassù, nello Spazio Tangente, a 200 anni dall’era dei fumetti, della vita di carta che era anche mia, e che ora sembra così lontana, con la sua stampa a quattro colori, l’odore dell’inchiostro… e la nostalgia che mi prende un po’, quasi lieve, quasi impercettibile, e che ricaccio indietro mentre trattengo il fiato e volo in avanti, volo verso Marte, volo via.

 

Commenti

Ma che te sei fumato? :)))