Un qui che non è un luogo, ma la matrice del sogno, uno dei
Dream Weavers che in ogni città del pianeta permettono il salto dalla realtà al
Piano Tangente, all’iper-virtualità in cui ogni film, videogame, romanzo,
libro, fumetto, storia di secoli di narrazione si fonde, e in cui – pagando,
s’intende – possiamo ESSERE Nova Primo o Batman o Alice o Jonathan Fox o il
Genio delle Ombre o Alessandro Magno, esserlo nella carne nelle sensazioni, e
sperimentare tutto, vivere tutto. Pagando, s’intende…
Perché anche nella Tangente sopravvivono le caste, le
piramidi sociali. Ci sono i pariah, quelli della classe sub proletaria
dell’immaginario, che per pochi crediti fanno il salto per assistere alla
Guerra Kree-Skrull o all’Invasione Segreta o alla caduta di Troia, e ci entrano come pedine, come
comparse, gente tra la folla, soldati nella schiera, assistendo a tutto ma
impossibilitati a interagire, meri spettatori, che sentono la pioggia che cade,
o il freddo del vento, ma sono come passeggeri in un corpo non loro, incantati
da quello che vedono, o atterriti. A un livello intermedio, si può entrare nel corpo di uno dei
protagonisti, ma sempre come passeggero. Sentire il corpo di Ben Grimm,
respirare come lui, colpire ed essere colpito, o viaggiare nello spazio,
sventrare ed essere sventrato in una battaglia alla baionetta di titanio sui
bastioni di Orione. Ma sempre senza poter agire. Un cinema sperimentale, dove
il massimo terrore e la massima estasi sono richieste e accordate. Infine, per chi nella matrice della Tangente ci è sempre
stato, per chi l’ha creata, con i suoi ricordi e con le idee e le fantasie di
ere con più sogni e più illusioni, o per chi ha può permettersi un canone di
100.000 crediti/mese, esiste l’Accesso Illimitato. In cui diventi Richard Rider
o Harry Potter o Wally West, e voli nel cosmo, manipoli la magia, o corri più
veloce della luce, e puoi interagire, vivere, amare, senza alcun limite, in uno
spazio tangente dove il virtuale è reale, e ogni ferita, ogni colpo, ogni
boccone che mangi, ogni orgasmo, sono veri, sperimentati, una vita più vera del
vero. Una vita in cui adesso sono Nova Primo, centurione di
Xandar, amante di Gamora, la più letale assassina dell’universo, e di Peter
Quill, alias Starlord (che credo essere rispettivamente un programmatore di
Texarcana, e una sedicenne ragazzina genio di Kuala Lumpur, ma ha poca
importanza). Nova Primo che esce sul balcone del terrazzo del suo appartamento,
nella reggia di Freccia Nera su Attilan, nella zona blu della luna, e prende
l’ultima boccata di aria, questa aria sintetica che nell’ipervirtualità è più
metallica di quella che respirerei sulla terra. Poi afferra l’elmetto, lo
calza, sente il ronzio che annuncia la partenza del respiratore, sente la sua
pelle quasi fondersi con la fibra del costume, diventare come d’acciaio, e si
stacca e vola ed è in pochi istanti fuori dall’atmosfera di Attilan, con il
vuoto assoluto dello spazio che lo avviluppa, e la temperature impossibile che
a malapena la tuta riesce a sopportare, e davanti a lui le navi della flotta
Kree, pronte alla guerra, con gli Shi’ar
e gli Skrull in lontananza, in orbita attorno a Marte, e la battaglia
che sta per iniziare. Quassù, nello Spazio Tangente, a 200 anni dall’era dei
fumetti, della vita di carta che era anche mia, e che ora sembra così lontana,
con la sua stampa a quattro colori, l’odore dell’inchiostro… e la nostalgia che
mi prende un po’, quasi lieve, quasi impercettibile, e che ricaccio indietro
mentre trattengo il fiato e volo in avanti, volo verso Marte, volo via.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Hytok 02/dic/2009 00:05:04
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