Cuoredichina - Cuoredichina

Cuoredichina di Marco Lupoi

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Nel buio e nel silenzio, per un po’

30641_462105048064_791333064_5986267_4361864_n Ecco. Me ne sto al buio e al silenzio nella tana del telefono amico, senza TV e senza radio e con un PC che ha ubuntu come sistema operativo e nessun plug in per vedere alcun tipo di streaming.
Ecco. Me ne sto al telefono amico e non chiama quasi nessuno, salvo un utente abituale che chiama sempre e stiamo al telefono e lo faccio parlare, partendo da una foto misteriosamente scomparsa, di cui è rimasto solo il vetro.
La foto, si è persa, una foto di sconosciuti, una foto non sua, una foto non mia. Ma si parte da quella cornice ormai vuota, misteriosamente vuota (perché nulla si perde mai, nulla, e niente scompare nel vuoto, no?). E lui esplora il suo passato, i suoi nonni, le generazioni passate. Storie di padri e di figli. Di amore e violenza. Di fuga e resistenza. E non di amore. Proprio no. Di una vita senza amore. E io lo ascolto, mentre in lonrtanaza sento le urla dei tifosi. Stiamo perdendo. O vincendo. O pareggiando.

Non lo so.

Come il gatto di Shroedinger me ne sto un minuto nell'indefinitezza. Possiamo aver segnato loro, possiamo aver segnato noi, ma che importa?

Ascolto il mio utente parlare, lo saluto, mi congedo, prendo una mentina, mangio una delle gallette di mais che mi sono portato per cena, mi scatto una foto (di profilo) qua nel buio, e me ne resto in silenzio a pensare.

Pensare al cielo che era così azzurro oggi che anche un palazzo anonimo di via Andrea Costa, color grigiotopo, si stagliava con così tanta forza che avrei voluto fermare la macchina alla rotonda della ICO e prendere la macchina fotografica e bloccarlo, quel cielo, quell'azzurro, quel contrasto urbano così assoluto da mozzare il respiro.

Pensare alla mia gatta Emma, che anche oggi è arrivata alla fine del giorno, con une flebo, una pastiglia, un clistere, e che si trascina sul pavimento di casa, debole e scricciolo, ma ancora orgogliosa e bellissima e austera, la stessa divinità che ha vegliato per sedici anni sulla vita mia e dei miei cari, e che continuerà a farlo dal paradiso dei felini, prestissimo.

Penso alle lacrime che mi vengono adesso, a tutte quelle che ho versato in questo anno, per dolore, per rabbia, per amore, per la gioia, la felicità, l'abbandono, il piacere, la perdita, il rimpianto.

Penso a quello che bisogna dire per lasciare andare, e per tenere, e conservare. A quello che si perde e a quello che si guadagna.

E come un gatto di Shroedinger pentito, scrivo queste righe, e poi vado su Twitter. A vedere chi ha segnato. Bianco o nero. Sì o no. Sì, diciamo. Sì.

Commenti

Non c'è niente da dire. Ne per tenere ne per lasciare andare. Forse bisognerebbe imparare qualcosa dai gatti e dalle loro vite così segrete. A noi, per il momento, rimane il respiro sospeso fra i pensieri nel centro della gola e mille sospensioni di pensieri ioncompiuti. In attesa di un po' di coraggio. E di qualcuno che ci faccia una carezza.
Io sono un gatto di Natsume Sōseki Prezzo: 18 euro Formato: Brossura Pagine: 510 Lingua: Italiano Editore: Neri Pozza Anno di pubblicazione 2006 Codice EAN: 9788873059271 Traduttore: A. Pastore
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