Ecco. Me ne sto al telefono amico e non chiama quasi nessuno, salvo un utente abituale che chiama sempre e stiamo al telefono e lo faccio parlare, partendo da una foto misteriosamente scomparsa, di cui è rimasto solo il vetro.
La foto, si è persa, una foto di sconosciuti, una foto non sua, una foto non mia. Ma si parte da quella cornice ormai vuota, misteriosamente vuota (perché nulla si perde mai, nulla, e niente scompare nel vuoto, no?). E lui esplora il suo passato, i suoi nonni, le generazioni passate. Storie di padri e di figli. Di amore e violenza. Di fuga e resistenza. E non di amore. Proprio no. Di una vita senza amore. E io lo ascolto, mentre in lonrtanaza sento le urla dei tifosi. Stiamo perdendo. O vincendo. O pareggiando.
Non lo so.
Come il gatto di Shroedinger me ne sto un minuto nell'indefinitezza. Possiamo aver segnato loro, possiamo aver segnato noi, ma che importa?
Ascolto il mio utente parlare, lo saluto, mi congedo, prendo una mentina, mangio una delle gallette di mais che mi sono portato per cena, mi scatto una foto (di profilo) qua nel buio, e me ne resto in silenzio a pensare.
Pensare al cielo che era così azzurro oggi che anche un palazzo anonimo di via Andrea Costa, color grigiotopo, si stagliava con così tanta forza che avrei voluto fermare la macchina alla rotonda della ICO e prendere la macchina fotografica e bloccarlo, quel cielo, quell'azzurro, quel contrasto urbano così assoluto da mozzare il respiro.
Pensare alla mia gatta Emma, che anche oggi è arrivata alla fine del giorno, con une flebo, una pastiglia, un clistere, e che si trascina sul pavimento di casa, debole e scricciolo, ma ancora orgogliosa e bellissima e austera, la stessa divinità che ha vegliato per sedici anni sulla vita mia e dei miei cari, e che continuerà a farlo dal paradiso dei felini, prestissimo.
Penso alle lacrime che mi vengono adesso, a tutte quelle che ho versato in questo anno, per dolore, per rabbia, per amore, per la gioia, la felicità, l'abbandono, il piacere, la perdita, il rimpianto.
Penso a quello che bisogna dire per lasciare andare, e per tenere, e conservare. A quello che si perde e a quello che si guadagna.
E come un gatto di Shroedinger pentito, scrivo queste righe, e poi vado su Twitter. A vedere chi ha segnato. Bianco o nero. Sì o no. Sì, diciamo. Sì.
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Commenti
Pier 15/giu/2010 09:12:51
L'incertain regard 16/giu/2010 12:42:44
ilmiogatto 16/giu/2010 15:27:45
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