Cuoredichina - Cuoredichina

Cuoredichina di Marco Lupoi

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Sopra il cielo

E ascolto i REM e metto la telecamera dell'aereo sul video e resto ammutolito davanti all'oceano che diventa terra e nuvole sovrapposte alla terra che sono il suolo temporaneo di questa corsa da 6000 miglia. Prima, a metà viaggio, c'è stato un momento di tempesta e l'aereo ha ballato e nonostante le 23 gocce di En tremavo tutto, tremavo dentro e ho stretto le mani della persona che amo e non ho avuto paura non ho detto preghiere sono stato sospeso in uno di quei momenti in cui tutto dentro è possibile e fai un salto di consapevolezza e dici "vivi". Io vivo e Sergio non c'è più e conto le volte che l'ho incontrato e quanto poco sapessi di lui e lui di me, ma mi sentivo un po' figlio suo. In modo omeopatico, ma sì. Chi un padre non ce l'ha avuto, non davvero, non come conta, le figure paterne o le cerca e le idolatra o le fugge,le svilisce, ne diffida. Io sono sempre stato sospeso tra le due cose, un gatto di Heisenberg emozionale. E con Sergio, per quei minuti delle volte che l'ho incontrato, quelle ore, forse, nei primi anni '90, mi sono lasciato guardingamente ammansire, soverchiato dal rispetto, dalla statura morale, dal genio di cui non potevo che sperare di essere apprendista di serie C. Per questo, ora, piangendolo, penso ai giornalini di Zagor che divoravo da ragazzino, ai Nathan Never ai Dylan Dog. Ma sono personaggi, storie, per definizione, immortali, che leggeranno i figli dei nipoti dei nostri nipoti su chissà quale supporto olografico alta definizione 3D. Io piango l'uomo, quel poco, pochissimo, infinitesimo brandello di uomo che ha toccato la mia vita, facendomi pensare tante volte "a 80 anni voglio fare ancora i fumetti e farli come lui" ben sapendo che quel tipo di editoria, di imprenditoria che sovverte il business con il cuore e vince proprio grazie al cuore, non ha quasi diritto di cittadinanza nel 21esimo secolo e che Sergio è stato l'ultimo o uno degli ultimi gentleman del fumetto, che vedeva gli albi come storie, come la creazione del sudore e del sangue di autori e disegnatori, e non come numeri in un tabulato, con un segno + o – al fianco. Un'editoria ancora pura, che si sostiene con le copie vendute, con l'amore dei suoi lettori, ricorrendo poco o nulla a merchandising e multimedia. Si sostiene con la qualità e con la pazienza, con il nerbo degli uomini e delle donne che la creano. Con l'amore di chi la legge. Un'editoria che nel ricordo di Sergio in qualche modo sopravviverà, adattandosi ai tempi, venendo a patti con il presente, ma ci sarà. Per lui. Per noi. Per la nona arte che chiamiamo nostra e che riempie di sogni i nostri sogni. Oggi. Sempre. Addio, Sergio. Vivo. Vivi.

Commenti

Ho letto molti "pezzi" di commiato. Ma trovo che questo suo intervento ed ahnche il saluto che ha voluto tributare a Bonelli, girato attraverso la mail delle novità panini (sono uno dei 29.900 che la riceve) siano commiati sinceri, intensi e commoventi. Si capisce davvero quanto Lei sia stato vicino a Sergio Bonelli e quanto sia grande il vuoto lasciato da Sergio Bonelli in tutti noi divoratori di fumetti, noi che inseguivamo Zagor e Dylan Dog. E che oggi ci sentiamo orfani di questo Grande della cultura italiana. Cordiali saluti Carmelo Idà
Ho letto molti "pezzi" di commiato. Ma trovo che questo suo intervento ed ahnche il saluto che ha voluto tributare a Bonelli, girato attraverso la mail delle novità panini (sono uno dei 29.900 che la riceve) siano commiati sinceri, intensi e commoventi. Si capisce davvero quanto Lei sia stato vicino a Sergio Bonelli e quanto sia grande il vuoto lasciato da Sergio Bonelli in tutti noi divoratori di fumetti, noi che inseguivamo Zagor e Dylan Dog. E che oggi ci sentiamo orfani di questo Grande della cultura italiana. Cordiali saluti Carmelo Idà