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Cuoredichina di Marco Lupoi

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Ragazzini a fumetti

Nel confronto ineluttabile tra comics americani e manga giapponesi, tra i due principali mercati mondiali di letteratura disegnata originale, i punti di contatto e di contrapposizione sono molteplici. Una delle differenze più evidenziate tra le due scuole è che i comics sono tendenzialmente da cinquant’anni un "mono-genere", in pratica solo storie di super-eroi e variazioni sul tema, almeno per l’80-90% del mercato. I manga invece – si dice – sono un universo più variegato, dove non esiste un solo genere, ma TUTTI, e convivono allegramente nelle diverse tipologie di pubblicazione: quelle per ragazzi (shonen), quelle per ragazze (shojo) e quelle per adulti (seinen), per non parlare delle categorie minori. Recentemente mi sono fatto una serie di letture approfondite di manga, soprattutto shonen, e l’illuminazione che ho avuto divorando centinaia di pagine di battute, risse e combattimenti di vario genere, è che in realtà l’eterogeneità dei manga è più apparenza che sostanza, e che nel profondo i canoni narrativi degli shonen sono sostanzialmente quasi sempre gli stessi. Può cambiare la location, il genere, ma non il sugo: il protagonista di uno shonen è un ragazzino che deve crescere e superare le proprie limitazioni, i propri confini, per confrontarsi con il mondo, diventare adulto, appropriarsi del proprio retaggio. Il tutto in un mix di commedia e dramma, con un cast di comprimari ben definito (l’amicone, il cattivaccio, la bella ragazza, una seconda bella ragazza etc).
Quindi, nella loro essenza, gli shonen (che sono poi il genere preponderante in tutto il mondo nel settore manga) sono tutti dei bildungsroman fumettistici, in cui un ragazzino deve "crescere": normalmente è timido, impacciato, magari con qualche segreto/dramma familiare alle spalle, ma anche dotato di una dote segreta, quella di essere in nuce un maestro di go o un grande giocatore di football americano o un campione di giochi di carte. Come si intuisce, si parte sempre da una condizione di base di quello che può essere il lettore "target" e da lì si solleticano le sue fantasie, le sue aspirazioni, i suoi sogni (che comprendono inevitabilmente a un tempo T anche l’incontro con il femminile e – in subordine – la relazione con figure genitoriali reali o supplenti, la nascita di amicizie-alleanze vissute in una maniera più adulta). Eccetera.

I due ultimi shonen che ho letto, due produzioni della mia stessa scuderia editoriale, sono assolutamente paradigmatiche di questo teorema: Eyeshield 21, di Inagaki e Murata, è l’esilarante avventura di un ragazzino così tormentato dai coetanei che impara a correre come il vento pur di sfuggire alle loro burle manesche. Finché questa abilità non inizia a usarla nel football americano, sport così sconosciuto che nel suo liceo gli si dedicano solo in tre: lui stesso, il peggior studente della scuola, e un altro ragazzo grassissimo. Davvero uno shonen godibilissimo, una delle migliori sorprese manga del 2008.

Blue Dragon è invece un fantasy, la storia di un ragazzino al cui interno vive un dragone blu, e che è cresciuto prigioniero di un guscio. Quando viene fatto uscire per essere usato come arma nella lotta contro le Tenebre, dovrà imparare la vita nel mondo, e si dimostrerà un guerriero e uno stratega nato, pur con alcune ossessioni adolescenziali tipo la passione per il petto di qualsiasi personaggio femminile che incontri. I disegni sono la parte forte del manga, opera del blasonatissimo Tekeshi Obata di Hikaru No Go e Death Note, ma anche  i testi nel loro genere (fantasy giovanilistico-demenziale) non sono male.

Ho fatto questi due esempi, fresco della lettura di entrambe le collane, ma potrei farne molti altri. E’ come se nel genere shonen, l’idea di base della crescita-evoluzione-redenzione sia ormai assurta a formula, come nel genere dei comics la sequenza acquisizione dei poteri – uso dei poteri – conseguenze dell’uso dei poteri. Due diverse strutture nucleari, che fanno da DNA immaginativo di opere che poi evolvono in qualsiasi direzione, con libertà sempre maggiore.